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Saccomanno: «Le persone rappresentano il patrimonio più prezioso della sanità privata accreditata». Onesti: «Senza un equilibrio economico stabile diventa difficile programmare investimenti e garantire qualità». Vivaldi: «L'Europa ci insegna che il capitale umano è la vera infrastruttura strategica della sanità».

ROMA, 27 GIUGNO 2026 – La riflessione che negli ultimi giorni ha animato il dibattito sul futuro della sanità privata accreditata riporta al centro una questione che AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti considera fondamentale da tempo: la qualità dell'assistenza dipende innanzitutto dalle persone che ogni giorno operano nelle strutture sanitarie e sociosanitarie.

Infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici, terapisti della riabilitazione, medici, personale amministrativo e tutte le professioni coinvolte nell'organizzazione delle cure rappresentano il capitale umano sul quale si regge una parte essenziale del Servizio sanitario nazionale.

Per AISI, tuttavia, valorizzare il personale significa affrontare il tema nella sua interezza, evitando letture parziali e ricercando un equilibrio tra tutela dei professionisti, sostenibilità economica delle strutture e continuità dei servizi ai cittadini.

«Il primo patrimonio della sanità privata e sociosanitaria sono le persone», afferma la presidente Karin Saccomanno. «Ogni professionista che sceglie di lavorare nelle nostre strutture contribuisce ogni giorno alla qualità dell'assistenza. Per questo riteniamo indispensabile valorizzare il capitale umano, creare condizioni di lavoro sempre più attrattive e favorire percorsi di crescita professionale. Allo stesso tempo dobbiamo avere la consapevolezza che il riconoscimento del lavoro richiede un sistema economicamente sostenibile, capace di programmare investimenti e garantire stabilità.»

Secondo AISI la questione non riguarda soltanto il rinnovo dei contratti o il dibattito sull'Indennità di Vacanza Contrattuale, ma investe l'intero modello organizzativo della sanità italiana.

L'invecchiamento della popolazione, la crescita delle patologie croniche, l'aumento della domanda assistenziale e la progressiva carenza di professionisti rendono necessario un approccio di lungo periodo che coinvolga istituzioni, imprese, organizzazioni sindacali e rappresentanze professionali.

«La sanità privata accreditata costituisce una componente integrata del Servizio sanitario nazionale», sottolinea il direttore generale Giovanni Onesti. «Ogni giorno contribuisce alla diagnostica, alla specialistica, alla riabilitazione, all'assistenza sociosanitaria e alle cure territoriali. Per continuare a svolgere questo ruolo servono condizioni economiche che consentano alle strutture di investire sul personale, sull'innovazione tecnologica, sulla sicurezza e sull'organizzazione. Parlare di capitale umano significa necessariamente parlare anche della sostenibilità complessiva del sistema.»

AISI osserva come molte strutture operino da anni in un contesto caratterizzato dall'aumento dei costi energetici, assicurativi, tecnologici e organizzativi, mentre in numerosi territori permane la necessità di aggiornare tariffe e modelli di finanziamento coerentemente con l'evoluzione dei bisogni assistenziali.

Per questo motivo l'associazione ritiene che il confronto debba svilupparsi in una logica di corresponsabilità istituzionale, evitando contrapposizioni che rischiano di indebolire un settore già chiamato a sostenere una quota rilevante dell'assistenza sanitaria nazionale.

«L'esperienza europea dimostra che pubblico e privato accreditato sono sempre più chiamati a collaborare nella risposta ai bisogni di salute», osserva il segretario generale Fabio Vivaldi. «La vera competizione non riguarda i modelli organizzativi, ma la capacità di attrarre, formare e trattenere professionisti qualificati. In tutta Europa il capitale umano rappresenta la principale infrastruttura della sanità. Se non investiamo sulle persone, nessuna riforma organizzativa potrà essere realmente efficace.»

Secondo AISI, la programmazione sanitaria dei prossimi anni dovrà affrontare contemporaneamente tre priorità: garantire la valorizzazione delle professioni sanitarie, assicurare condizioni economiche che permettano alle strutture di mantenere elevati standard qualitativi e preservare la capacità del sistema di rispondere alla crescente domanda di assistenza.

«Il futuro della sanità italiana», concludono congiuntamente Karin Saccomanno, Giovanni Onesti e Fabio Vivaldi, «non può essere costruito contrapponendo esigenze diverse ma ricercando un equilibrio stabile tra qualità delle cure, dignità del lavoro e sostenibilità delle organizzazioni. Solo così sarà possibile rafforzare un sistema sanitario capace di rispondere alle sfide demografiche, epidemiologiche e sociali dei prossimi decenni, mettendo sempre al centro le persone: chi cura e chi viene curato.»

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