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«Il problema non è quanti siamo. Il problema è dove siamo, ma soprattutto dove stiamo andando. Un'iscrizione in più all'Albo non garantisce un turno di pronto soccorso, non apre una Casa della Comunità e non è detto che venga utilizzata per assistere un anziano non autosufficiente con patologie croniche.»

ROMA, 18 LUGLIO 2026 – «Una carta geografica può indicare quante strade esistono, ma non dice quante sono davvero percorribili. Allo stesso modo il DataCorner della FNOPI fotografa gli iscritti all'Albo, ma non misura quanti infermieri siano realmente presenti nei reparti, nei pronto soccorso, nelle RSA, nelle Case della Comunità o nell'assistenza domiciliare». È questa la riflessione del Nursing Up dopo la pubblicazione dei dati FNOPI aggiornati al 30 giugno 2026.

«Nessuno mette in discussione il valore dei dati pubblicati dalla FNOPI. Sarebbe però un errore confondere una fotografia amministrativa con la fotografia della sanità pubblica reale. Un albo è un censimento: conta le persone abilitate. Il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di un presidio: infermieri presenti, ogni giorno, dove il bisogno di cura si manifesta. Il DataCorner misura gli iscritti. I cittadini misurano il tempo di attesa in pronto soccorso, la possibilità di ricevere assistenza domiciliare, la presenza di un infermiere quando la malattia entra nella loro vita», dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up.

Per il sindacato il vero nodo resta la distribuzione dei professionisti in un Paese che invecchia rapidamente. Entro il 2050 oltre un terzo della popolazione avrà più di 65 anni; aumentano cronicità e non autosufficienza e cresce la domanda di assistenza continuativa. Gli infermieri servono nei pronto soccorso, nelle sale operatorie, nelle RSA, nelle Case e negli Ospedali di Comunità, nell'assistenza domiciliare, nella salute mentale, negli hospice e nelle aree interne.

Il Nursing Up richiama inoltre altri dati che impongono una riflessione. Lo stesso DataCorner evidenzia un'età media degli infermieri pari a 46,6 anni, mentre l'OCSE segnala che tra il 2013 e il 2023 i laureati in Infermieristica in Italia sono diminuiti di oltre il 20%, soprattutto per l'aumento degli abbandoni universitari. L'Italia dispone inoltre di appena 1,5 operatori dell'assistenza a lungo termine ogni 100 over 65, contro una media OCSE di 5.

«La forza dell'infermieristica non si misura soltanto dal numero degli iscritti a un Ordine professionale. Si misura dalla capacità del Servizio sanitario nazionale di trattenere i professionisti e portarli dove il bisogno di salute cresce ogni giorno. Il problema non è quanti siamo. Il problema è dove siamo. Gli italiani non ci chiedono quanti infermieri risultino iscritti agli ordini. Chiedono semplicemente di trovarne uno quando ne hanno bisogno. È questa la vera misura della forza della professione e della credibilità del Servizio sanitario nazionale», conclude De Palma.

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