133932847 2416cac0 5c27 4d2b bd1a 152d556b50a7

Dopo un infarto non cambia soltanto la salute cardiovascolare. Sempre più ricerche dimostrano che l’ischemia cardiaca può avere conseguenze profonde anche sul cervello, aumentando il rischio di depressione, ansia e declino cognitivo. Oggi un nuovo studio internazionale aiuta a capire perché succede, individuando un possibile “meccanismo chiave” che collega direttamente cuore e sistema nervoso.

La ricerca, condotta dagli esperti dell’Università di Ottawa e pubblicata sulla rivista scientifica Advanced Sciences, punta l’attenzione sul ruolo del metilgliossale, una sostanza prodotta naturalmente dall’organismo durante il metabolismo del glucosio. In condizioni normali viene eliminata senza problemi, ma dopo un infarto potrebbe accumularsi nel sangue e raggiungere il cervello, favorendo processi infiammatori e danni neurologici.

Secondo gli studiosi, questa scoperta potrebbe aprire nuove prospettive sia nella prevenzione sia nelle cure per proteggere il benessere psicologico e cognitivo dei pazienti cardiopatici.

Il legame tra infarto, ansia e depressione

Le statistiche mostrano ormai con chiarezza che chi sopravvive a un infarto sviluppa più frequentemente disturbi dell’umore. Ansia e depressione rappresentano infatti complicanze molto comuni dopo un evento cardiaco acuto e possono influenzare negativamente il recupero.

Non solo. Le persone che soffrono già di depressione o ansia avrebbero anche un rischio significativamente più alto di subire un secondo infarto o di andare incontro a complicanze cardiovascolari.

Il rapporto tra cuore e cervello, quindi, appare sempre più stretto. Gli specialisti parlano ormai di un vero e proprio “asse cuore-cervello”, nel quale stress, infiammazione, metabolismo e sistema nervoso si influenzano reciprocamente.

La sostanza che potrebbe danneggiare il cervello

Il protagonista dello studio è il metilgliossale, una molecola altamente reattiva che il corpo produce durante la trasformazione del glucosio in energia.

Dopo un infarto, il metabolismo cambia drasticamente: i livelli di ossigeno diminuiscono, aumenta l’infiammazione e l’organismo entra in una condizione di forte stress biologico. In questo scenario il metilgliossale tende ad aumentare nel sangue e ad accumularsi in alcune aree cerebrali coinvolte nella regolazione dell’umore e delle funzioni cognitive.

Secondo i ricercatori, questa sostanza potrebbe contribuire direttamente ai fenomeni di infiammazione cronica e danno cellulare che favoriscono depressione, ansia e declino cognitivo nei pazienti cardiologici.

Gli studiosi spiegano che il metilgliossale era già noto per il suo coinvolgimento nelle malattie metaboliche come il diabete, ma il suo ruolo nelle conseguenze neurologiche dell’infarto era finora poco conosciuto.

L’infiammazione che unisce cuore e cervello

L’ipotesi degli esperti è che dopo l’ischemia cardiaca si attivi una sorta di cascata infiammatoria capace di coinvolgere anche il sistema nervoso centrale.

Il cervello, infatti, può risentire indirettamente del danno cardiaco attraverso mediatori infiammatori, alterazioni metaboliche e accumulo di sostanze tossiche prodotte dall’organismo stesso.

Questo potrebbe spiegare perché molti pazienti, anche dopo il superamento della fase acuta dell’infarto, sviluppino sintomi come stanchezza mentale, perdita di concentrazione, alterazioni dell’umore, insonnia o difficoltà cognitive.

Gli specialisti sottolineano inoltre che il recupero psicologico rappresenta una parte fondamentale della riabilitazione cardiologica, perché il benessere mentale incide direttamente anche sul rischio di nuovi eventi cardiovascolari.

Visite specialistiche e prevenzione dopo un infarto

Dopo un infarto è importante non limitarsi ai controlli cardiologici tradizionali. Gli esperti raccomandano un monitoraggio più ampio che includa anche gli aspetti neurologici e psicologici.

Oltre alle visite con il cardiologo, possono essere utili valutazioni con neurologo, psicologo clinico o psichiatra, soprattutto quando compaiono sintomi persistenti come ansia, depressione, difficoltà cognitive o disturbi del sonno.

Anche la prevenzione gioca un ruolo decisivo. Ridurre infiammazione, stress cronico, sedentarietà, obesità e diabete aiuta infatti a proteggere contemporaneamente sia il cuore sia il cervello.

Secondo gli specialisti, il ritorno graduale a una vita regolare, l’attività fisica controllata, l’alimentazione equilibrata e l’aderenza alle terapie rappresentano strumenti fondamentali per migliorare il recupero complessivo del paziente.

Nuove prospettive per le cure del futuro

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda le possibili applicazioni terapeutiche. I ricercatori hanno infatti già sviluppato una terapia sperimentale peptidica pensata per “intrappolare” il metilgliossale e impedirgli di danneggiare le cellule.

L’obiettivo futuro sarà verificare se questo approccio potrà proteggere il cervello dai danni neurologici che possono comparire dopo un infarto.

Gli specialisti spiegano che ogni nuova strategia capace di ridurre infiammazione, depressione e deterioramento cognitivo potrebbe avere effetti positivi anche sulla mortalità cardiovascolare e sulla qualità della vita dei pazienti.

La ricerca conferma quindi quanto il legame tra salute mentale e salute cardiovascolare sia oggi uno dei campi più importanti della medicina moderna.

DOC logo 200

Diagnostica

Obesi e Claustrofobici


DN Logo OK

Diagnostica

Nobiliore


logo DT

Diagnostica

Tiburtina


logo DND trasparente

Diagnostica

Nobiliore Donna


tac coronarica orig
Cardio tac coronarica: un esame moderno per la prevenzione e la diagnosi delle patologie cardiache
acqua corrente 4 rischio legionella servizi speciali controllo bari 1024x681 1
SICUREZZA IDRICA, RISCHIO LEGIONELLA NEGLI AMBIENTI SANITARI E NEGLI ALTRI LUOGHI DI LAVORO: AR AMBIENTE (PARTNER DI GRUPPO ECOSAFETY) AL FIANCO DI STRUTTURE E COMUNITÀ CON I NUOVI PSA E L’INTRODUZIONE DELLA FIGURA DEL GIDI
141512905 964275ab b143 4939 ac07 4212152b22c3
Defibrillatori: il 70% non è accessibile la sera o nei fine settimana
emicrania 1088x612 3
Emicrania, svolta nelle cure: nuove terapie aiutano a controllare fino al 75% dei pazienti
cancroallaprostata iStock 1477469823
Tumore alla prostata, radioligandi aprono nuove frontiere terapeutiche
generico aprile 2023 742939.large
Allergie estive nei bambini: come riconoscerle, gestirle e prevenirle
4056724 1902 d9575fe66a4382d1b41a214e3650cea0
La crescita dei casi di cancro in Italia e l’importanza delle cure umanizzate
bambinidolci
Esposizione precoce ai cibi dolci nei bambini: una nuova ricerca mette in discussione le teorie prevalenti
nutrizione e oncologia kQ6F RvvjtvGoW1xvC4KySb2TU7M 656x492@Corriere Web Sezioni
Nutrizione in oncologia: Italia a due velocità. Solo metà dei centri garantisce percorsi strutturati, il Sud resta indietro
image 1741192606
Tumori: ecco cosa sono le cellule “transfomer”
Torna in alto