Per gli italiani la sedentarietà, l'eccesso di peso, il fumo e l'alcol restano quattro indicatori chiave della salute pubblica, anche se qualcosa si muove. I dati più recenti mostrano infatti un calo della sedentarietà, ma confermano che gli altri fattori di rischio continuano a pesare in modo significativo sulla popolazione. In particolare, oltre 4 adulti su 10 sono in eccesso di peso, quasi 1 persona su 5 fuma e il 15% presenta consumi di alcol a rischio.
Un quadro che evidenzia un miglioramento parziale, ma ancora insufficiente per ridurre davvero l’impatto delle malattie croniche. Il punto non è solo quanto si vive, ma come si vive: qualità della vita e prevenzione restano centrali.
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Sedentarietà in calo ma ancora diffusa
Il dato più incoraggiante riguarda la riduzione della sedentarietà. Nel 2025 la quota di persone inattive scende al 30,8%, con un miglioramento di oltre due punti percentuali rispetto all’anno precedente e un calo ancora più evidente nel confronto con dieci anni fa.
Nonostante questo progresso, però, il problema resta ampio: circa tre persone su dieci non svolgono né sport né attività fisica nel tempo libero. L’inattività cresce con l’età e diventa particolarmente rilevante tra gli anziani, dove coinvolge una parte consistente della popolazione.
Il dato evidenzia un cambiamento positivo, ma anche una fragilità strutturale: l’attività fisica non è ancora un’abitudine consolidata per molti italiani.
Eccesso di peso stabile ma in crescita nel lungo periodo
Se la sedentarietà migliora, il quadro del peso corporeo resta critico. Nel 2025 il 46,4% degli adulti è in eccesso di peso, un valore stabile negli ultimi anni ma in crescita nel lungo periodo.
All’interno di questo dato, il sovrappeso rappresenta la quota maggiore, mentre l’obesità è in aumento, passando negli ultimi anni da meno del 10% a oltre l’11%. Si tratta di un segnale importante, perché l’obesità è una condizione cronica che aumenta il rischio di patologie cardiovascolari, metaboliche e respiratorie.
Il fenomeno riguarda soprattutto gli uomini, con una prevalenza nettamente superiore rispetto alle donne, in particolare nelle fasce di età centrali. Ma il dato più preoccupante riguarda anche i più giovani.
Bambini e adolescenti: un problema che inizia presto
Tra i minori, circa 1 su 4 è in eccesso di peso, con una diffusione maggiore nei bambini più piccoli rispetto agli adolescenti. Il fenomeno si mantiene stabile nel tempo, segno che le azioni di prevenzione non stanno ancora producendo un cambiamento significativo.
Anche in questa fascia emerge una differenza di genere, con valori più elevati tra i maschi. Il dato è rilevante perché l’eccesso di peso in età precoce aumenta la probabilità di obesità in età adulta, creando un percorso di rischio che si consolida nel tempo.
Intervenire precocemente diventa quindi una priorità per la salute pubblica.
Fumo e nuovi prodotti: un rischio che cambia forma
Nel 2025 quasi il 18,6% della popolazione continua a fumare. Il dato è in lieve calo rispetto all’anno precedente, ma non segna una vera inversione di tendenza rispetto al passato. Dopo anni di diminuzione, infatti, il numero dei fumatori è tornato su livelli simili a quelli di un decennio fa.
Parallelamente, cresce l’uso di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, che in quattro anni sono quasi raddoppiati, passando dal 3,9% al 7,4%. Questi dispositivi coinvolgono soprattutto i più giovani e rappresentano una nuova area di attenzione per la prevenzione.
Il rischio non è solo legato alla quantità di fumatori, ma alla trasformazione delle abitudini di consumo.
Alcol: stabile ma ancora a livelli critici
Il consumo di alcol a rischio riguarda il 15,1% della popolazione, pari a oltre 8 milioni di persone. Il dato appare stabile, ma nasconde dinamiche importanti. Da un lato diminuisce il consumo abituale eccedentario, dall’altro cresce il fenomeno delle ubriacature episodiche, soprattutto tra i più giovani.
Questo cambiamento indica una trasformazione nei comportamenti: meno consumo quotidiano, ma più episodi intensi concentrati nel tempo. Il risultato resta comunque un rischio significativo per la salute, con effetti su fegato, sistema cardiovascolare e sicurezza generale.
Disuguaglianze sociali e salute
Un elemento chiave emerso dai dati riguarda il legame tra salute e condizioni socio-culturali. L’eccesso di peso e la sedentarietà risultano più diffusi tra le persone con livelli di istruzione più bassi.
Tra i laureati, la prevalenza di eccesso di peso è significativamente inferiore rispetto a chi ha un titolo di studio più basso. Lo stesso vale per l’attività fisica: l’inattività cresce al diminuire del livello di istruzione.
Questo conferma che la prevenzione non può limitarsi ai comportamenti individuali, ma deve tenere conto del contesto sociale ed educativo.
Visite specialistiche e prevenzione tra eccesso di sedentarietà, eccesso di peso, fumo e alcol

Di fronte a questo quadro, la prevenzione resta lo strumento più efficace. Le visite specialistiche mirate permettono di individuare precocemente condizioni come obesità, ipertensione, disturbi metabolici o dipendenze da fumo e alcol.
Segnali come aumento di peso progressivo, affaticamento, difficoltà respiratorie, consumo abituale di alcol o tabacco non devono essere sottovalutati. Intervenire in anticipo consente di ridurre il rischio di sviluppare patologie croniche.
La prevenzione primaria si basa su attività fisica regolare, alimentazione equilibrata e riduzione dei comportamenti a rischio. La prevenzione secondaria riguarda invece il monitoraggio dei parametri clinici e l’intervento tempestivo.
Secondo le strategie nazionali, questi fattori incidono fino al 60% delle malattie croniche, in primis i disturbi cardiologici, rendendo evidente quanto sia centrale agire sugli stili di vita.
Il nodo della cronicità e della qualità della vita
Oggi quasi un adulto su due convive con almeno una patologia cronica, e oltre un quarto presenta più condizioni contemporaneamente. Se si considera anche l’obesità come malattia cronica, il quadro diventa ancora più significativo.
Questo scenario non riguarda solo la durata della vita, ma la qualità degli anni vissuti. Ridurre i fattori di rischio significa intervenire su una parte rilevante delle cause di malattia e mortalità.
L’Italia mostra luci e ombre: meno sedentarietà, ma ancora troppi comportamenti a rischio. La sfida non è solo migliorare i numeri, ma trasformare le abitudini quotidiane in modo stabile.


















