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Longevità e italiani over 65 disegnano un Paese che sta cambiando rapidamente: sono ormai quasi 15 milioni le persone con più di 65 anni e nel 2040 potrebbero superare quota 18 milioni, arrivando a rappresentare circa un cittadino su tre. Vivere più a lungo è una delle grandi conquiste della società contemporanea, ma significa anche ripensare abitazioni, quartieri, servizi sanitari, mobilità e reti sociali. Perché aggiungere anni alla vita non basta: la vera sfida è poterli vivere mantenendo autonomia, sicurezza, salute e relazioni.

Quasi 15 milioni di over 65 e il cambiamento accelera: longevità e non solo

Quasi 15 milioni di over 65 e il cambiamento accelera: longevità e non solo

Il terzo Rapporto sulla condizione abitativa degli anziani “Abitare la longevità nella transizione: politiche urbane e abitative generative di comunità”, realizzato da Auser e Abitare e Anziani e presentato al Cnel, fotografa l'intreccio tra tre trasformazioni: demografica, ambientale e digitale.

L'aumento della longevità procede insieme alla diminuzione delle nascite e alla riduzione delle dimensioni delle famiglie. Contemporaneamente, il cambiamento climatico espone soprattutto le persone più fragili agli effetti delle temperature estreme, mentre la digitalizzazione modifica l'accesso a servizi e relazioni. Una società nella quale un abitante su tre potrebbe avere più di 65 anni entro il 2040 richiede quindi un'organizzazione diversa da quella costruita per una popolazione più giovane.

Oltre 4,5 milioni di anziani vivono soli

Il dato forse più umano riguarda la solitudine. Oltre 4,5 milioni di anziani vivono da soli e potrebbero diventare quasi 6 milioni entro il 2040. Tra gli ultra 75enni, quattro persone su dieci non convivono con familiari o altre persone.

Vivere soli non equivale necessariamente a essere soli, ma il rischio di isolamento cresce quando diminuiscono le relazioni. Il 16% degli over 65 non avrebbe alcun contatto sociale nell'arco di una settimana, percentuale che raggiunge il 32% dopo gli 85 anni. Inoltre, tre anziani su quattro non partecipano ad attività collettive organizzate.

La solitudine non riguarda soltanto la sfera emotiva. Una rete sociale debole può rendere più difficile affrontare una malattia improvvisa, chiedere aiuto, raggiungere un servizio o continuare a svolgere autonomamente le normali attività quotidiane.

Case di proprietà che non sempre proteggono la fragilità

La grande maggioranza degli over 65, il 90,7%, vive in un'abitazione di proprietà, per un totale di circa 13 milioni di persone. Possedere una casa, tuttavia, non significa necessariamente abitare in un ambiente adatto all'invecchiamento.

Una parte consistente del patrimonio edilizio italiano è stata costruita più di quarant'anni fa, quando esigenze e composizione delle famiglie erano profondamente diverse. Ascensori assenti, scale, bagni difficilmente accessibili e altre barriere architettoniche possono trasformare progressivamente l'abitazione in un limite alla libertà personale.

Il problema è anche economico. Circa la metà dei pensionati dispone di meno di 1.500 euro mensili, mentre il 10,5% resta sotto i 500 euro. Interventi per eliminare le barriere, migliorare l'efficienza energetica o installare sistemi adeguati di raffrescamento possono quindi diventare difficili da sostenere.

Caldo estremo e abitazioni inadeguate diventano un rischio sanitario

L'adattamento delle case assume un significato ancora più importante con l'aumento delle ondate di calore. Le temperature elevate possono essere particolarmente problematiche per gli anziani, soprattutto quando vivono soli, presentano patologie croniche o trascorrono molto tempo in edifici scarsamente protetti dal caldo.

Per questa ragione la riqualificazione energetica delle abitazioni assume anche una dimensione di tutela della salute. Una casa adeguatamente isolata, ventilata e raffrescata non rappresenta soltanto un miglioramento del comfort: può contribuire a proteggere le persone più vulnerabili durante gli eventi climatici estremi.

Barriere anche fuori casa e servizi difficili da raggiungere

L'autonomia può interrompersi appena si esce dal portone. Secondo il Rapporto, il 30% degli anziani incontra difficoltà nell'accesso agli uffici comunali, il 24,5% ai supermercati e il 13,5% alle farmacie. Il dato indicato come più critico riguarda il Pronto Soccorso, con difficoltà di accesso segnalate mediamente dal 50%.

Marciapiedi stretti, assenti o dissestati, attraversamenti pericolosi, illuminazione insufficiente e trasporto pubblico poco accessibile possono restringere progressivamente lo spazio nel quale una persona anziana riesce a muoversi autonomamente.

Anche la sicurezza stradale mostra la vulnerabilità di questa fascia della popolazione: nel 2024 quasi la metà dei pedoni morti sulle strade italiane aveva più di 65 anni. Una città ostile alla mobilità dell'anziano finisce così per favorire isolamento e dipendenza dagli altri.

Visite specialistiche e prevenzione per conservare l'autonomia

Invecchiare in salute significa anche intercettare precocemente quei problemi che possono compromettere la capacità di vivere autonomamente. Controlli periodici e visite specialistiche mirate legate alle problematiche dell'età avanzata devono essere modulati sulle condizioni individuali, con particolare attenzione a mobilità, equilibrio, vista, udito, salute cardiovascolare, stato nutrizionale e gestione delle malattie croniche.

La prevenzione passa anche dall'ambiente domestico: eliminare tappeti instabili e ostacoli, migliorare l'illuminazione, installare sostegni nei punti critici e rendere più sicuro il bagno può ridurre il rischio di cadute. Attività fisica compatibile con le proprie condizioni, corretta alimentazione e mantenimento delle relazioni sociali completano una strategia che punta non soltanto a prevenire la malattia, ma a preservare il più a lungo possibile capacità funzionali e indipendenza.

Nuovi modelli abitativi per continuare a vivere nella comunità

Accanto all'abitazione tradizionale stanno emergendo soluzioni differenti. Si stima che circa 50 mila over 65 abbiano scelto forme di cohousing o comunità volontarie, mentre nel 2024 gli ospiti delle RSA erano oltre 385 mila, circa tre quarti dei quali con più di 65 anni.

Cohousing, condomini solidali, abitazioni con forme leggere di assistenza e quartieri organizzati attorno ai servizi di prossimità possono rappresentare alternative tra la completa solitudine domestica e l'ingresso in strutture residenziali. Il principio è permettere alla persona di continuare a vivere nella comunità senza rinunciare a sicurezza, assistenza e relazioni.

Una città adatta agli anziani diventa migliore per tutti

La longevità non è soltanto una questione sanitaria. Significa progettare città nelle quali uscire di casa non rappresenti una sfida e abitazioni capaci di accompagnare le persone mentre cambiano le loro necessità.

Marciapiedi sicuri, trasporti accessibili, farmacie e servizi vicini, spazi verdi, luoghi d'incontro e abitazioni senza barriere aiutano un anziano, ma anche persone con disabilità, bambini, famiglie e cittadini temporaneamente in difficoltà. I quasi 15 milioni di italiani over 65 raccontano quindi qualcosa che riguarda l'intera società: vivere più a lungo è una conquista, ma trasformare quegli anni in vita autonoma, partecipata e protetta sarà una delle grandi sfide dei prossimi decenni.

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