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De Palma: “Il modello dell’Infermiere di Famiglia in Italia non è mai decollato: senza professionisti, le strutture rischiano di restare desolatamente vuote”

ROMA, 1 APRILE 2026 – Il rischio di non centrare i target europei della Missione Salute del PNRR entro dicembre 2026 è ormai una realtà oggettiva. Il sindacato Nursing Up denuncia il pericoloso scollamento tra l’edilizia sanitaria e la reale capacità di cura: il cuore della sanità territoriale, l’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC), si scontra oggi con una carenza strutturale di personale che ne impedisce il pieno sviluppo.

Siamo di fronte a un sistema che costruisce strutture ma fatica a renderle operative, lasciando le nuove realtà territoriali prive della necessaria intensità assistenziale. Basta guardare i numeri a dir poco allarmanti.

IL PARADOSSO DEL PNRR: CONTENITORI SENZA CONTENUTI

«Oggi la Missione Salute del PNRR appare come un’auto dalla carrozzeria scintillante, ma priva di motore», dichiara Antonio De Palma, Presidente Nazionale di Nursing Up. 

I dati ufficiali certificano che il sistema sta costruendo contenitori “senza garantire i contenuti”. Nel monitoraggio Agenas, oltre il 70% degli Ospedali di Comunità attivi è concentrato in poche regioni del Nord, mentre nel Mezzogiorno la rete resta frammentata e in Campania, a fronte della programmazione, l’operatività reale è ancora minima. Anche sul fronte delle Case della Comunità, i report GIMBE e Agenas evidenziano che solo una quota ridotta è realmente operativa a pieno regime con tutti i servizi multidisciplinari previsti. 

A questo si aggiunge il nodo del personale: rispetto agli obiettivi iniziali della Legge 77/2020, il fabbisogno stimato oggi da Agenas è raddoppiato e supera le 20.000 unità necessarie per evitare il default della Missione 6.

«Il problema oggi è evidente: senza infermieri di famiglia, queste strutture non possono funzionare», prosegue De Palma. «Non si tratta solo di formare nuovi professionisti, ma di trattenere quelli che già abbiamo, cosa che il sistema oggi non riesce assolutamente fare».

L’IMPIETOSO CONFRONTO EUROPEO: SISTEMI CHE REGGONO PERCHÉ HANNO PERSONALE. DOVE SONO I NOSTRI PROFESSIONISTI? DOVE SONO GLI UOMINI E LE DONNE CHE GARANTISCONO LE CURE DEL TERRITORIO?

Il limite italiano emerge con forza se confrontato con i sistemi europei che gestiscono con maggiore efficacia l’invecchiamento della popolazione e la crescita delle cronicità. Nel Regno Unito e in Spagna i modelli territoriali si reggono su una presenza strutturata e numericamente adeguata di personale infermieristico, che garantisce continuità assistenziale e presa in carico dei pazienti.

In Italia, invece, il sistema territoriale si scontra con una carenza cronica di infermieri e con un’organizzazione che non riesce ad attrarre e trattenere i professionisti. Il risultato è una riforma che resta sulla carta e fatica a tradursi in servizi reali per i cittadini.

OLTRE 20.000 UNITÀ MANCANO ALL’APPELLO. UNA CARENZA STRUTTURALE AGGRAVATA DALLA FUGA DAL SSN

«Portare rapidamente dentro il sistema oltre 20.000 professionisti (quanti ne indica Agenas) non è semplice», evidenzia De Palma, «anche perché l’Italia sconta una carenza strutturale di circa 175.000 infermieri rispetto agli standard europei, una criticità mai risolta. Ma soprattutto perché una parte crescente di infermieri sceglie di lasciare il Servizio sanitario nazionale».

Una quota significativa di professionisti già formati si orienta infatti verso la libera professione o verso l’estero, dove trova condizioni economiche migliori e maggiore riconoscimento professionale.
«Non siamo di fronte solo a una carenza numerica, ma a un sistema che non è più in grado di trattenere i suoi professionisti», sottolinea De Palma. «Se non si interviene su questo punto, ogni programmazione sul personale è destinata a fallire».

LA LEVA IMMEDIATA: SBLOCCARE IL VINCOLO DI ESCLUSIVITÀ

«Per questo motivo – prosegue De Palma – una delle soluzioni che Nursing Up propone da tempo è lo sblocco del vincolo di esclusività per infermieri e ostetriche». Consentire ai professionisti del SSN di esercitare anche al di fuori del rapporto esclusivo significa aumentare nell’immediato la disponibilità di assistenza sul territorio, valorizzare le competenze e rendere il sistema più attrattivo, senza attendere tempi lunghi di formazione.
Si tratta di una misura concreta, capace di incidere subito sull’organizzazione dei servizi e di arginare la fuga dei professionisti, restituendo al sistema una quota di forza lavoro oggi dispersa.

LE CONDIZIONI PER NON FALLIRE LA MISSIONE 6

«Ma non basta», conclude De Palma. «Serve un intervento strutturale che renda il sistema realmente attrattivo per gli infermieri, rafforzando gli organici e garantendo condizioni di lavoro sostenibili. Senza personale, ogni riforma resta drammaticamente sulla carta».

IL RISCHIO CONCRETO: STRUTTURE SENZA PERSONALE E CATTEDRALI NEL DESERTO

«Senza queste riforme – avverte De Palma – il 31 dicembre 2026 segnerà il fallimento della sanità di prossimità. Non possiamo rispondere all’esplosione delle malattie croniche e all’invecchiamento della popolazione con strutture senza personale. Il rischio concreto è quello di inaugurare Case e Ospedali di Comunità destinati a restare cattedrali nel deserto, senza la capacità reale di prendere in carico le cronicità dei cittadini».

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