bambini obesi

In Italia l’obesità non è soltanto una questione clinica, ma anche territoriale. A fronte di circa 160 centri dedicati alla cura dell’obesità, oltre la metà (52%) si concentra nelle regioni del Nord, mentre il 18% si trova nel Centro e appena il 30% al Sud e nelle Isole. Un dato che stride con la distribuzione epidemiologica della patologia: i tassi più elevati si registrano proprio nelle regioni meridionali.

La fotografia emerge in vista della Giornata Mondiale contro l’Obesità del 4 marzo e conferma un divario strutturale nell’organizzazione delle cure. In alcune aree del Mezzogiorno, la presenza dei centri si concentra prevalentemente in poche regioni come Sicilia, Campania e Puglia, mentre altre realtà restano con una disponibilità estremamente limitata di strutture dedicate.

I numeri della patologia in Italia

L’obesità è una malattia cronica complessa che interessa quasi 6 milioni di adulti italiani, pari all’11,8% della popolazione. A questi si aggiunge circa il 34% di persone in sovrappeso. Complessivamente, oltre un terzo degli adulti presenta un eccesso ponderale clinicamente rilevante.

I dati dell’Italian Barometer Obesity Report 2024/2025, basati su rilevazioni Istat e Iss, evidenziano un marcato gradiente Nord-Sud. Tra le regioni con prevalenze più elevate figurano Molise (14,1%), Campania (12,9%) e Abruzzo (12,7%). Se si considera anche il sovrappeso, nel Sud e nelle Isole quasi una persona su due (circa il 49%) supera il peso forma, contro il 42% del Nord.

Il divario è ancora più evidente in età pediatrica. In alcune regioni meridionali la percentuale di minori con obesità supera il 18%, mentre nelle Province autonome di Trento e Bolzano si attesta tra il 3 e il 4%. Numeri che indicano una vulnerabilità precoce, destinata a tradursi in un aumento delle malattie croniche in età adulta.

Una rete di cura distribuita in modo disomogeneo

La rete dei centri specialistici italiani appare sbilanciata rispetto al bisogno assistenziale. Il 52% delle strutture è collocato nel Settentrione, area dove i tassi di obesità risultano inferiori rispetto al Sud, sebbene anch’essi in crescita. Al Centro si concentra il 18% dei centri, mentre il 30% è distribuito tra Sud e Isole.

Questo squilibrio si traduce in tempi di attesa più lunghi, spostamenti interregionali e difficoltà di accesso per i pazienti che vivono nelle aree con minore copertura. In alcune regioni meridionali la rete è costituita da pochi poli di riferimento, con un impatto diretto sulla presa in carico multidisciplinare.

Anche i Percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali (Pdta), strumenti fondamentali per garantire uniformità di cura, sono presenti solo in sei regioni: Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Sicilia. L’assenza di Pdta strutturati in molte altre realtà comporta differenze nell’organizzazione dei servizi e nella continuità assistenziale.

Farmaci innovativi e barriere economiche

Un ulteriore elemento di disuguaglianza riguarda l’accesso ai nuovi farmaci anti-obesità, in particolare agli agonisti del recettore GLP-1. In assenza di diagnosi di diabete, questi trattamenti restano a carico del cittadino, con un costo medio di circa 300 euro al mese.

La spesa “out of pocket” crea una barriera socio-economica evidente. Nelle aree con redditi medi più bassi, proprio dove l’obesità è più diffusa, l’accesso a terapie innovative risulta meno probabile. Si configura così un doppio svantaggio: maggiore prevalenza della malattia e minore possibilità di trattamento farmacologico.

Le società scientifiche sottolineano la necessità di inserire l’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), riconoscendola pienamente come patologia cronica e non come semplice fattore di rischio.

Obesità: una malattia cronica e sistemica

Ridurre l’obesità a una questione estetica o di volontà individuale è un errore ancora diffuso. Si tratta di una malattia cronica multifattoriale, determinata dall’interazione tra predisposizione genetica, ambiente, alimentazione, sedentarietà e determinanti socio-economici.

L’eccesso di tessuto adiposo non è un deposito inerte, ma un organo metabolicamente attivo che favorisce infiammazione cronica, insulino-resistenza e alterazioni ormonali. Le conseguenze sono ben note: aumento del rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ipertensione, alcuni tumori e complicanze respiratorie.

Nei bambini e negli adolescenti, l’obesità precoce espone a un rischio elevato di cronicizzazione in età adulta. Intervenire tempestivamente significa prevenire decenni di comorbilità e ridurre l’impatto sul Servizio sanitario nazionale.

Visite specialistiche e presa in carico multidisciplinare

Visite specialistiche e presa in carico multidisciplinare

La gestione dell’obesità richiede un approccio strutturato e multidisciplinare. Il primo passo è la valutazione da parte del medico di medicina generale, che può orientare verso centri specialistici dove siano presenti endocrinologi, nutrizionisti, psicologi e, nei casi indicati, chirurghi bariatrici.

La diagnosi non si basa soltanto sull’indice di massa corporea (Bmi), ma considera circonferenza vita, composizione corporea, presenza di comorbilità e fattori psicologici. Nei percorsi ben organizzati, il trattamento integra educazione alimentare, attività fisica supervisionata, supporto comportamentale e, quando necessario, terapia farmacologica o chirurgica.

La standardizzazione dei Pdta consente di garantire controlli periodici, monitoraggio dei parametri metabolici e continuità assistenziale. Senza una rete strutturata, il rischio è che il paziente resti solo di fronte a una malattia che richiede invece accompagnamento costante.

Verso un approccio più equo e preventivo

I dati mostrano che il divario Nord-Sud tende lentamente a ridursi, ma non perché il Sud migliori in modo significativo: piuttosto perché sovrappeso e obesità stanno crescendo anche al Nord. Lo stile di vita “obesiogeno” si sta uniformando su tutto il territorio nazionale.

Per invertire la tendenza servono politiche di prevenzione a partire dalle scuole, promozione dell’attività fisica, accesso facilitato a cibi sani e reti assistenziali omogenee. L’obesità è una malattia cronica che richiede programmazione sanitaria, equità territoriale e riconoscimento istituzionale pieno.

Garantire a ogni cittadino, indipendentemente dal luogo di residenza, le stesse opportunità di diagnosi e cura non è solo una scelta organizzativa, ma un principio di giustizia sanitaria.

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