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ROMA 19 MARZO 2026 – Innovazione tecnologica, sanità digitale e nuove fragilità sociali sono stati al centro del convegno promosso nei giorni scorsi dalla Commissione Medicina Umanitaria dell’Ordine dei Medici di Roma, che ha riunito esperti del mondo sanitario, accademico e istituzionale per riflettere sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla salute e sull’organizzazione dei sistemi sanitari.

Ad aprire i lavori è stato Stefano De Lillo, vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Roma, che ha ricordato l’impegno della sanità romana nel contrastare le disuguaglianze e nel rafforzare la risposta delle strutture sanitarie ai bisogni delle fasce più fragili della popolazione. De Lillo ha sottolineato come la digitalizzazione della sanità rappresenti una grande opportunità per migliorare i servizi sanitari, ma richieda investimenti adeguati nelle infrastrutture e nelle competenze professionali.

Nel corso del convegno diversi relatori hanno affrontato il tema della trasformazione digitale della sanità da prospettive complementari.

L’avvocato Francesca Toppetti, specialista in responsabilità civile, professionale e diritto sanitario e direttore generale di Emergenza Sorrisi ETS, ha evidenziato che la tecnologia da sola non è sufficiente se non accompagnata da formazione, inclusione e consapevolezza.

“La digitalizzazione non è solo un cambiamento di strumenti, ma una trasformazione culturale che richiede competenze avanzate, percorsi di reskilling e una stretta integrazione tra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Il capitale umano rappresenta il pilastro fondamentale della transizione digitale”.

Toppetti ha inoltre illustrato il progetto sociale “Anziani mai più soli”, promosso a Roma da Emergenza Sorrisi e finanziato da Intesa Sanpaolo, con il patrocinio dei Municipi XI e II, con l’obiettivo di facilitare l’accesso degli anziani ai servizi sanitari digitali – come prenotazioni online, fascicolo sanitario elettronico e ricette dematerializzate – riducendo il divario digitale e migliorando l’accesso alle cure.

Il prof. Luca Paolo Weltert, professore associato di Cardiochirurgia presso UniCamillus e coordinatore della Commissione Sanità Digitale dell’Ordine dei Medici di Roma, ha evidenziato come l’Intelligenza Artificiale stia già trasformando in modo concreto la medicina cardiovascolare e la diagnostica.

“La medicina cardiovascolare è una delle frontiere in cui l’IA ha già un impatto reale. L’interpretazione dei microvoltaggi negli ECG o l’analisi automatica della contrattilità ventricolare rappresentano strumenti che ampliano le capacità diagnostiche del medico. Si tratta di una IA ‘buona’, un nuovo paradigma tecnologico dopo l’era del fonendoscopio e quella della sonda ecografica”.

Weltert ha ribadito che l’Intelligenza Artificiale deve essere considerata uno strumento a supporto della professione medica, e non una sostituzione della centralità del medico.

“La sanità digitale non segna la fine del rapporto medico-paziente, ma può rappresentare la sua più potente rinascita”.

Nel dibattito è intervenuto anche William Nonnis, che ha affrontato il rapporto tra innovazione tecnologica e fragilità sociali, sottolineando come l’Intelligenza Artificiale possa rappresentare uno strumento utile per rafforzare i servizi sanitari territoriali e migliorare la qualità della vita delle persone.

Il prof. Antonio Giulio de Belvis, medico del Policlinico Gemelli e advisor di Harambee Africa International, ha posto una domanda chiave: come evitare interventi inutili o inefficaci nell’innovazione digitale nella Cooperazione allo Sviluppo, a partire dall’Africa?

«Serve superare stereotipi e contribuire alla costruzione di una cultura della convivenza e della complementarietà, evitando un approccio di paternalismo neocoloniale e puntando sulla valorizzazione delle potenzialità delle diverse realtà».

Secondo de Belvis, questo è possibile attraverso due direttrici principali: il sostegno allo sviluppo delle competenze locali e la promozione di una conoscenza più autentica dei Paesi.

Un’impostazione confermata, ha ricordato, dalle oltre cento progettualità realizzate in Africa dalla Fondazione Harambee.

Uno degli interventi chiave è stato quello della prof.ssa Laura Mazza, docente di materie economiche e di  etica digitale, inserita da Forbes tra le 100 donne Leaders.

La prof.ssa Laura Mazza, è  Presidente di FederFormazione, ricopre diversi incarichi istituzionali ed internazionali: è segretario del Parlamento del Mediterraneo, Accademico Pontificio, membro del gruppo interparlamentare per sport e inclusione sociale , è Direttore del “Department of Research on Education, Innovation, Diplomacy“ CUIRIF.

Inoltre è responsabile delle relazioni istituzionali della Ambasciata della Repubblica del Congo in Italia per il Piano Mattei.

La prof.ssa Laura Mazza ha evidenziato come non si tratti semplicemente di una evoluzione tecnologica, ma di un vero cambio di paradigma che impone di ripensare modelli organizzativi, processi decisionali e strutture culturali spesso ancora ancorate a logiche del passato.

ETICA DELL’IA E FORMAZIONE DEGLI ESSERI UMANI: LA VERA SFIDA

Nel suo intervento, la prof.ssa Laura Mazza ha richiamato con forza il tema dell’etica dell’Intelligenza Artificiale e della formazione digitale degli esseri umani, collocandolo dentro quella che ha definito una trasformazione profonda del nostro tempo. “L'IA non è solo una tecnologia: è una trasformazione culturale profonda che ridisegna il modo in cui decidiamo, lavoriamo, ci curiamo, impariamo e ci relazioniamo”. Una trasformazione che impone di interrogarsi non solo sugli strumenti, ma soprattutto sulle persone. “L'intelligenza artificiale sta cambiando il mondo. Ma chi sta formando gli esseri umani a convivere con essa?”.

In questo quadro, la prof.ssa Mazza ha indicato con chiarezza la direttrice centrale: “Non è sufficiente un'educazione digitale meramente tecnica. Serve una formazione integrale che coltivi la persona nella sua interezza”. La vera sfida, dunque, è formare gli esseri umani, accompagnandoli dentro un cambiamento che non riguarda solo l’innovazione tecnologica, ma ridefinisce in profondità i modelli culturali, sociali e relazionali. Una “grande trasformazione” che, proprio per la sua portata, richiede consapevolezza, responsabilità e una rinnovata centralità della dimensione umana.

Nel contesto sanitario, ha spiegato la prof.ssa Laura Mazza, le tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale possono rappresentare un alleato importante per migliorare la prevenzione, sviluppare sistemi di diagnosi precoce, rafforzare la telemedicina e costruire percorsi di cura sempre più personalizzati.

La prof.ssa Laura Mazza ha inoltre richiamato l’attenzione sul tema dei dati sanitari, sottolineando come una gestione più consapevole delle informazioni digitali possa contribuire a migliorare la prevenzione e la qualità delle politiche sanitarie.

Secondo la prof.ssa Laura Mazza, la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale non deve essere temuta ma compresa e governata attraverso formazione, informazione e responsabilità, affinché innovazione tecnologica nel rispetto dei valori umani  possano procedere insieme nella costruzione di una nuova umanità per una nuova coscienza collettiva per la sanità del futuro.

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