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Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Europa, entro il 2030 potrebbe mancare quasi un milione di professionisti sanitari, tra infermieri, medici e altre figure assistenziali indispensabili per garantire continuità delle cure e sostenibilità dei sistemi sanitari. L’Europa rischia di affrontare nei prossimi anni una delle più grandi emergenze organizzative della sua storia sanitaria.

L’allarme è stato al centro del 12° incontro della Small Countries Initiative dell’OMS Europa, svoltosi a Riga, in Lettonia, dove i rappresentanti di dodici piccoli Paesi europei hanno approvato la Riga Outcome Statement, un documento che punta a trasformare una crisi annunciata in un’occasione di riforma e innovazione.

Una carenza che riguarda tutta l’Europa

La previsione dell’OMS nasce dall’incrocio di diversi fattori. Da una parte cresce la domanda di assistenza a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle patologie croniche. Dall’altra una parte consistente degli operatori sanitari europei si avvicina all’età pensionabile e sempre più professionisti scelgono di lasciare il sistema sanitario o di trasferirsi verso Paesi con condizioni economiche e professionali più favorevoli.

Secondo l’OMS, il problema non riguarda soltanto il numero degli operatori disponibili, ma soprattutto la capacità dei sistemi sanitari di trattenerli nel tempo.

Il nodo infermieri e professioni assistenziali

infermiere medium

Tra le professioni maggiormente coinvolte figurano gli infermieri, che rappresentano il pilastro dell’assistenza ospedaliera, territoriale e domiciliare.

L’OMS sottolinea come il rafforzamento delle competenze infermieristiche costituisca uno degli strumenti più efficaci per garantire l’accesso alle cure, soprattutto nelle aree periferiche e nelle comunità con minore disponibilità di servizi.

Non a caso diversi Paesi europei stanno investendo sullo sviluppo degli infermieri di pratica avanzata, figure professionali che assumono maggiori responsabilità cliniche e organizzative nell’ambito dell’assistenza territoriale.

Salute mentale degli operatori sotto pressione

Uno degli aspetti più preoccupanti emersi durante il confronto internazionale riguarda il benessere psicologico dei professionisti sanitari.

La grande indagine MeND (Mental Health of Nurses and Doctors) promossa dall’OMS Europa ha evidenziato livelli di depressione e ansia fino a cinque volte superiori rispetto a quelli osservati nella popolazione generale.

A questo si aggiungono fenomeni sempre più diffusi di aggressioni verbali, minacce, molestie e burnout professionale. In media circa un terzo degli operatori dichiara di aver subito episodi di violenza o comportamenti ostili sul luogo di lavoro.

Per questo motivo la Dichiarazione di Riga individua tra le priorità il miglioramento delle condizioni lavorative, la tutela della salute mentale, una migliore organizzazione dei turni e il rafforzamento del lavoro multidisciplinare.

La sfida dei territori e delle aree periferiche

Un altro problema comune a molti Paesi europei riguarda la distribuzione geografica dei professionisti.

Le grandi città continuano ad attrarre la maggior parte degli operatori, mentre molte aree rurali e periferiche registrano difficoltà crescenti nel garantire servizi sanitari adeguati.

La Lettonia ha presentato un piano nazionale che prevede incentivi economici, percorsi professionali dedicati e un rafforzamento del ruolo infermieristico per favorire la permanenza degli operatori nei territori meno serviti.

Una strategia che molti osservatori considerano particolarmente interessante anche per altri sistemi sanitari europei che affrontano criticità simili.

Programmazione e innovazione per evitare la crisi

La Riga Outcome Statement individua alcune direttrici fondamentali per affrontare il problema:

rafforzare la programmazione della forza lavoro sanitaria;

utilizzare meglio i dati per prevedere i fabbisogni futuri;

adattare percorsi formativi e universitari alle nuove esigenze assistenziali;

migliorare le condizioni di lavoro e le opportunità di carriera;

favorire la permanenza dei professionisti all’interno dei sistemi sanitari nazionali;

gestire in modo sostenibile la mobilità internazionale del personale.

Secondo l’OMS, la semplice apertura di nuovi posti di formazione non sarà sufficiente senza una parallela strategia di valorizzazione delle professioni sanitarie.

Visite, assistenza e qualità delle cure dipendono dal personale

La disponibilità di operatori sanitari non rappresenta soltanto una questione occupazionale. Influisce direttamente sui tempi di attesa, sulla continuità assistenziale, sulla presa in carico dei pazienti cronici e sulla qualità complessiva delle cure.

Una carenza prolungata di personale può tradursi in un aumento dei carichi di lavoro, maggiori difficoltà organizzative e minore capacità di risposta alle emergenze sanitarie.

Per questo motivo l’OMS considera la forza lavoro sanitaria una componente essenziale della sicurezza sanitaria europea.

Un investimento per il futuro dei sistemi sanitari

La Dichiarazione di Riga ribadisce che non esistono sistemi sanitari forti senza professionisti motivati, competenti e adeguatamente sostenuti.

In un contesto caratterizzato da invecchiamento della popolazione, crescita delle cronicità, cambiamenti climatici ed emergenze sanitarie sempre più frequenti, la capacità di attrarre e trattenere operatori qualificati rappresenterà uno dei principali indicatori di solidità dei sistemi di cura europei.

La sfida non sarà soltanto formare più professionisti, ma creare le condizioni affinché possano costruire percorsi professionali sostenibili, mantenere elevata la qualità dell’assistenza e continuare a garantire cure efficaci alle generazioni future.

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