1561719253268.jpg uno studio rivela sempre piu giovani soffrono di stanchezza cronica

Quando la fatica si trasforma in patologia. Sentirsi stanchi fin dal mattino, senza recuperare energie nemmeno dopo il riposo. Una condizione che riguarda circa il 10% degli italiani, spesso accompagnata da un senso di trascinamento che si prolunga da mesi e che si accentua con i cambi di stagione. Gli studi più recenti, condotti dall’Università di Verona all’interno del programma europeo Mnesyssulle neuroscienze, suggeriscono che la causa possa risiedere in un vero e proprio “cortocircuito” nel cervello, che altera la percezione dello sforzo necessario per compiere le azioni quotidiane.

Un fenomeno legato al controllo motorio

Secondo i ricercatori, chi soffre di stanchezza cronica avrebbe un difetto nei processi che integrano le informazioni sensoriali e motorie. Normalmente il cervello prevede quali sensazioni proverà durante un movimento e regola la percezione dell’intensità. Quando questo meccanismo non funziona, le sensazioni motorie risultano più intense del dovuto: un piccolo gesto può sembrare molto più faticoso di quanto realmente sia.

Gli studi su pazienti neurologici e popolazione sana

La ricerca ha analizzato 77 persone affette da patologie come il morbo di Parkinson e disturbi neurologici funzionali, in cui la fatica è un sintomo frequente. Nei pazienti che lamentavano stanchezza patologica, i test hanno evidenziato un’alterazione sistematica nella percezione dello sforzo. Gli studiosi hanno poi riscontrato lo stesso fenomeno anche in soggetti sani che riferivano un livello di affaticamento superiore alla norma nella vita quotidiana.

Quando il cervello sbaglia i calcoli

L’errore di previsione porta il cervello ad attribuire un impegno sproporzionato ad azioni comuni: camminare, sollevare un oggetto, svolgere una semplice attività domestica. Il risultato è la sensazione costante di “faticare più del dovuto”, che può durare mesi e diventare invalidante, soprattutto nei cambi stagionali.

Strategie per ridurre l’impatto

Gli studiosi indicano che alcune pratiche, come yoga e pilates, potrebbero aiutare a migliorare la consapevolezza corporea, rinforzando il collegamento tra percezione sensoriale e movimento. L’attività fisica moderata e regolare, adattata alle condizioni individuali, resta una delle strade più efficaci per contrastare la sensazione di spossatezza cronica.

Visite specialistiche e prevenzione: alla scoperta della fatica cronica e persistente

Visite specialistiche e prevenzione: alla scoperta della fatica cronica e persistente

Chi avverte una fatica persistente per oltre sei mesi dovrebbe rivolgersi a uno specialista, a partire dal medico di base che può indicare gli approfondimenti più opportuni. In alcuni casi si rende utile il consulto con un neurologo, uno specialista in medicina interna o in medicina del sonno. Screening mirati possono escludere carenze vitaminiche, disturbi ormonali, patologie neurologiche o cardiologiche. La diagnosi precoce consente di individuare eventuali condizioni sottostanti e adottare trattamenti personalizzati.

Giovani e sintomi sottovalutati

La sensazione di stanchezza cronica non riguarda solo gli adulti. Negli ultimi anni anche gli adolescenti e i giovani adulti riportano con maggiore frequenza sintomi persistenti: difficoltà di concentrazione, perdita di motivazione, sonnolenza continua e un generale calo di energia. Questi segnali, spesso attribuiti a stress scolastico o universitario, possono invece nascondere un meccanismo cerebrale simile a quello riscontrato negli adulti con fatica cronica.

Il rischio è che tali sintomi vengano minimizzati o confusi con stili di vita irregolari, privazione di sonno o uso eccessivo di dispositivi digitali. Gli esperti invitano a prestare attenzione soprattutto quando la fatica persiste oltre i sei mesi e limita le attività quotidiane, dallo studio allo sport, richiedendo un approfondimento specialistico.

La sfida per la ricerca

Il progetto europeo Mnesys, che coinvolge oltre 800 scienziati in 90 centri italiani, apre una prospettiva importante: capire meglio come il cervello regola la percezione dello sforzo per trovare nuove strategie di intervento. Un passo decisivo per migliorare la qualità della vita di chi, senza una causa apparente, convive con la fatica cronica.

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