Diagnostica Obesi e Claustrofobici 1
Risonanza MrOpen posizioni

Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che la risonanza magnetica ad alto campo sia sempre la scelta migliore, soprattutto in ambito ortopedico. In realtà molte patologie possono essere studiate efficacemente anche con apparecchiature a basso campo, che offrono qualità diagnostica elevata, maggior comfort per pazienti claustrofobici o con obesità e — in centri come il Centro DOC — anche soluzioni aperte come la RM Aperta MJ3300 articolare (70 euro).
Con il Direttore Sanitario Dott. Andrea Romagnoli, radiologo, coordinatore della diagnostica per immagini di DOC (Diagnostica Obesi e Claustrofobici), chiarifichiamo limiti, indicazioni e differenze reali.

1. Dottor Romagnoli, oggi sembra esserci una vera e propria “corsa” alla risonanza ad alto campo, soprattutto in ambito ortopedico. Ci spiega cosa sta succedendo e perché si tende a preferirla?
«Indubbiamente sì: l’alto campo è più diffuso, più disponibile e fornisce informazioni più accurate rispetto al basso campo. È una corsa comprensibile.»

2. Fino a pochi anni fa molti medici di base e ortopedici non manifestavano grandi resistenze verso il basso campo. Cosa è cambiato negli ultimi due anni nel modo di prescrivere e nel percepito dei pazienti?
«Le resistenze al basso campo ci sono sempre state e continuano a esserci: alcuni pazienti e alcuni medici tendono a rifiutarlo a prescindere.»

3. Spesso il paziente associa automaticamente “alto campo = migliore qualità”. È davvero così o ci sono casi in cui il basso campo è pienamente sufficiente e affidabile?
«L’associazione è corretta. Ma ci sono apparecchiature a basso campo con qualità molto elevata, simile all’alto campo. Non significa che tutti debbano fare sempre l’alto campo: ci sono casi in cui il basso campo è pienamente sufficiente.»

4. In ortopedia e traumatologia, dove servono indagini su articolazioni, edemi o versamenti, ci può dire quando una risonanza a basso campo può essere indicata e attendibile?
«È indicato per pazienti che non possono eseguire esami in magnete chiuso (claustrofobia, corporatura).
Clinicamente è molto affidabile per colonna cervicale e lombare, fratture, traumi distorsivi e controlli post-trauma.»

5. Al contrario, in quali casi clinici o distretti — nervi, colonna, encefalo, flussimetria o neurologia — l’alto campo diventa invece necessario per ottenere una diagnosi precisa?
«Tutto ciò che non è articolazione richiede alto campo: encefalo, addome, neurologia complessa, flussimetria.
Per la colonna, cervicale e lombare possono essere studiati anche a basso campo performante; il dorsale è meglio farlo in alto campo.»

6. Può farci un esempio concreto di quando un paziente spende di più per un alto campo senza reale bisogno diagnostico?
«Pazienti anziani con dolore articolare cronico, senza traumi o lesioni complesse. In questi casi un basso campo è pienamente esaustivo.»

7. Dal punto di vista tecnico, quali sono le differenze reali d’immagine tra basso e alto campo? Parliamo di nitidezza, tempi di acquisizione o dettagli anatomici?
«L’alto campo ha maggiore nitidezza e risoluzione di contrasto. I tempi di acquisizione sono simili o leggermente inferiori.»

8. In chiusura, quale consiglio pratico darebbe a chi deve prenotare una risonanza? Come capire, insieme al medico, se serve davvero un alto campo o se il basso è più che adeguato per la patologia sospettata?
«Il paziente può confrontarsi con il radiologo.
Per diagnosi fini, per esempio piccole lesioni meniscali o muscolari, preferiamo l’alto campo.
Per quadri cronici degenerativi, il basso campo offre informazioni altrettanto esaustive.
E per molti pazienti claustrofobici o con corporatura importante il basso campo aperto è spesso l’unica possibilità.»

romagnoli

IL DOTTOR ANDREA ROMAGNOLI. Ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Roma “Tor Vergata” nel 1994, proseguendo poi con la specializzazione in Radiodiagnostica presso la stessa istituzione. Nel corso della sua carriera si è specializzato in Radiologia Cardiaca, concentrandosi sulle applicazioni della tomografia computerizzata (TC) e della risonanza magnetica (RM) nello studio del cuore e dei grandi vasi. Ha partecipato a numerosi corsi di aggiornamento nazionali e internazionali per approfondire queste tematiche. È membro attivo della Società Italiana ed Europea di Radiologia Cardiaca e Cardiovascolare, dove riveste anche il ruolo di docente in diversi corsi di formazione. È iscritto alla Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM) dal 1995 e alla Cardiovascular and Interventional Radiological Society of Europe (CIRSE) dal 1999. Ricercatore Universitario presso il Dipartimento di Radiologia dell'Università di Tor Vergata, dal 2016 lavora come consulente privato in vari centri di diagnostica per immagini del Lazio e del Centro Italia.

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