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SACCOMANNO: «BASTA VALORI CHE INVECCHIANO MENTRE AUMENTANO I COSTI». ONESTI: «SERVONO COSTO ANALITICO, INDICIZZAZIONE E REVISIONI AUTOMATICHE». VIVALDI: «I RECENTI CASI SICILIA E LOMBARDIA DIMOSTRANO CHE IL PROBLEMA È GIÀ NEI TERRITORI»

ROMA, 15 SETTEMBRE 2026 – Quanto costa realmente erogare una visita, un esame diagnostico o una prestazione di laboratorio? E per quanto tempo una tariffa può restare invariata mentre cambiano i costi di professionisti, tecnologie, reagenti, materiali e manutenzioni nel mondo del privato accreditato e puro a cui sempre più italiani si rivolgono?

AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti rilancia la questione delle tariffe della specialistica ambulatoriale e chiede di superare definitivamente un sistema nel quale, pericolosamente, il valore riconosciuto a visite, esami e prestazioni può rimanere sganciato per anni dai costi necessari per erogarle.

Il punto non è chiedere aumenti indiscriminati, ma cambiare metodo: determinare le tariffe partendo dal costo analitico della prestazione e impedire che perdano progressivamente contatto con quel costo.

Una questione rilanciata nei giorni scorsi anche da UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata, di cui AISI fa parte, che ha evidenziato come, sulle 2.040 tariffe interessate dalla revisione, soltanto 445 siano aumentate e 158 abbiano registrato un incremento inferiore alla rivalutazione Istat.

AISI, nella sua disamina, fa notare come nel 2026 lo stesso Ministero della Salute ha avviato una nuova rilevazione dei costi effettivi della specialistica ambulatoriale, considerando personale, beni e servizi, tecnologie e attrezzature, costi indiretti e di struttura. E questo non può essere casuale.

«È da qui che bisogna partire: dal costo reale», afferma la presidente AISI Karin Saccomanno. «Non si possono pretendere qualità, professionisti qualificati, tecnologie moderne e investimenti continui mantenendo valori sganciati dalla realtà economica. La sanità privata non chiede privilegi: chiede tariffe costruite su dati verificabili e aggiornabili».

DOPO 28 ANNI, ALTRE 448 PRESTAZIONI DA RIVEDERE

Il nomenclatore della specialistica è stato aggiornato nel 2024 dopo 28 anni. E nel 2026 il sistema è già tornato sulle tariffe: il 23 luglio Stato e Regioni hanno raggiunto l'intesa su una nuova revisione di ben 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale, con un impatto aggiuntivo di 183,1 milioni di euro l'anno.

Tra gli esempi, la prima visita specialistica passa generalmente da 25 a 26 euro, mentre la visita cardiologica con elettrocardiogramma sale da 33,60 a 38 euro.

«Ventotto anni per un aggiornamento e poco dopo centinaia di prestazioni nuovamente da rivedere dimostrano che serve un metodo permanente, non una rincorsa», sottolinea il direttore generale AISI Giovanni Onesti. «Non chiediamo semplicemente un nuovo tariffario. Chiediamo che non sia più possibile arrivare al prossimo con valori diventati nel frattempo insostenibili».

I CASI SICILIA E LOMBARDIA, LE REGIONI INTERVENGONO E SI MUOVONO 

Nel giugno 2026 la Regione Siciliana ha annunciato 15 milioni di euro per aumentare le tariffe di alcune prestazioni penalizzate dalla revisione nazionale del 2024, indicando in particolare laboratori di analisi e centri di fisiokinesiterapia, dove i valori erano stati portati, secondo la stessa Regione, a livelli non congrui rispetto alle prestazioni effettuate.

Il peso del privato rende il caso particolarmente significativo: negli atti relativi alla vicenda tariffaria siciliana emerge che l'81% della produzione ambulatoriale di medicina di laboratorio è in capo a soggetti privati e il 90% delle prestazioni di fisiokinesiterapia viene erogato dal privato.

Anche la Lombardia, dopo l'aggiornamento del nomenclatore regionale nel settembre 2025, con una deliberazione del 30 dicembre 2025 ha disposto un ulteriore aggiornamento delle tariffe di alcune prestazioni ambulatoriali e di ricovero.

«La Sicilia ha dovuto trovare 15 milioni per intervenire su valori considerati non congrui e anche la Lombardia è tornata sulle proprie tariffe», afferma il segretario generale AISI Fabio Vivaldi. «Il problema è già nei territori. Una tariffa non può restare immobile mentre cambiano i costi necessari per erogare la prestazione».

AISI: COSTO REALE, INDICIZZAZIONE E REVISIONE AUTOMATICA

AISI propone quattro interventi: determinazione analitica del costo della singola prestazione; indicizzazione periodica delle principali componenti attraverso parametri ufficiali; revisione strutturale pluriennale; verifica obbligatoria quando lo scostamento tra tariffa e costo diventa significativo.

«Se il costo documentato cambia significativamente deve scattare una verifica della tariffa, senza aspettare anni», spiega Onesti. «La soglia può essere definita tecnicamente, ma il meccanismo deve diventare automatico».

Per AISI il principio economico è semplice: quando la tariffa è inferiore al costo necessario per erogare una prestazione, la differenza non scompare: viene assorbita dalla struttura, comprimendo nel tempo risorse destinate a tecnologie, organizzazione, professionisti e investimenti.

«Il privato non può diventare l'ammortizzatore permanente del sistema tariffario», sottolinea Vivaldi. «Una tariffa non diventa sostenibile soltanto perché viene fissata amministrativamente».

AISI chiede quindi al Ministero della Salute e alla Conferenza Stato-Regioni di trasformare la rilevazione dei costi avviata nel 2026 in un meccanismo permanente di determinazione, aggiornamento e verifica delle tariffe, con il coinvolgimento delle rappresentanze della sanità privata.

«Il Ministero sta rimisurando i costi, 448 prestazioni vengono nuovamente riviste e le Regioni stanno già intervenendo», conclude Saccomanno. «Non chiediamo aumenti indiscriminati. Chiediamo tariffe giuste, costruite sui costi reali e capaci di restare aderenti alla realtà nel tempo. Il tempo delle tariffe che inseguono i costi deve finire».

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