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AI infermiere

De Palma: «L’errore più grave sarebbe immaginare l'intelligenza artificiale come uno strumento destinato a “rimpiazzare” le competenze dei professionisti sanitari. Le esperienze internazionali europee attuali dimostrano esattamente il contrario»

ROMA 10 GIUGNO 2026 – Mentre il dibattito pubblico continua a interrogarsi sul rischio che l'intelligenza artificiale sostituisca il lavoro umano, i principali sistemi sanitari internazionali stanno seguendo una strada diversa: utilizzare la tecnologia per rafforzare il ruolo degli infermieri, migliorare la presa in carico dei pazienti e sostenere l'assistenza territoriale.

DAL MONDO SEGNALI CHIARI: L'IA USATA NEL MODO GIUSTO PUÒ SUPPORTARE GLI INFERMIERI E L’EVOLUZIONE DELLE CURE

Secondo il rapporto State of the World's Nursing 2025 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo operano circa 30 milioni di infermieri, la più grande forza lavoro sanitaria esistente. Tuttavia, l'OMS stima che entro il 2030 potrebbe permanere una carenza superiore a 4,5 milioni di professionisti infermieristici, una situazione che spinge governi e sistemi sanitari a cercare soluzioni innovative per garantire continuità assistenziale e sostenibilità delle cure.

In questo scenario, l'intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo crescente. Negli Stati Uniti, numerosi programmi utilizzano sistemi predittivi per monitorare i pazienti cronici, individuare precocemente i rischi clinici e supportare il lavoro dei team assistenziali. Nel Regno Unito, il National Health Service sta sviluppando strumenti digitali per migliorare il follow-up dei pazienti fragili e rafforzare l'assistenza di prossimità. In Canada, l'intelligenza artificiale viene impiegata per identificare le persone maggiormente esposte al rischio di ricovero o riacutizzazione delle patologie croniche, consentendo agli infermieri di intervenire prima che la situazione clinica peggiori. Nei Paesi nordici, in particolare Danimarca, Svezia e Finlandia, la tecnologia viene integrata nei servizi territoriali e domiciliari per sostenere la continuità delle cure, mantenendo però sempre centrale il ruolo decisionale e professionale degli infermieri.

MENO BUROCRAZIA E PIÙ ASSISTENZA

Uno dei dati più interessanti arriva proprio dalla Svezia, dove uno studio su oltre 375mila documentazioni cliniche ha evidenziato una riduzione di circa il 29% del tempo dedicato alle attività amministrative, permettendo ai professionisti sanitari di recuperare tempo da destinare all'assistenza diretta delle persone. È questa la direzione che stanno seguendo i sistemi più avanzati: meno burocrazia, più cura.

LA SFIDA ITALIANA TRA CRONICITÀ E TERRITORIO

L'Italia si trova oggi davanti a una sfida ancora più complessa. Oltre 14 milioni di cittadini hanno più di 65 anni, mentre milioni di persone convivono con una o più patologie croniche che richiedono assistenza continuativa, monitoraggio, educazione terapeutica e presa in carico sul territorio. In questo contesto, l'evoluzione tecnologica non può essere letta come una minaccia ma come una leva per rafforzare la professione infermieristica e migliorare la qualità dell'assistenza.

«L'errore più grave sarebbe immaginare l'intelligenza artificiale come uno strumento destinato a sostituire gli infermieri. Le esperienze internazionali dimostrano esattamente il contrario», dichiara Antonio De Palma, Presidente Nazionale Nursing Up.

«Negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada e nei Paesi nordici l'intelligenza artificiale viene utilizzata per supportare il lavoro assistenziale, migliorare il monitoraggio dei pazienti cronici e rafforzare la sanità territoriale. Nessuno sta pensando di sostituire gli infermieri. Al contrario, cresce il bisogno di professionisti capaci di interpretare le informazioni, prendere decisioni assistenziali, educare il paziente e costruire percorsi di presa in carico sempre più personalizzati».

TRE PRIORITÀ PER NON PERDERE IL TRENO DELL'INNOVAZIONE

Per Nursing Up il punto centrale non è la tecnologia in sé, ma il modello organizzativo che la accompagna.

«L'Italia deve utilizzare l'intelligenza artificiale per rafforzare l'assistenza domiciliare, sostenere le Case della Comunità, migliorare il monitoraggio delle cronicità e garantire una maggiore continuità delle cure. L'obiettivo non deve essere quello di sostituire il lavoro umano, ma di liberare tempo prezioso da attività ripetitive e amministrative, restituendolo alla relazione con il paziente e alla qualità dell'assistenza», prosegue De Palma.

Secondo Nursing Up, il nostro Paese deve investire contemporaneamente in innovazione tecnologica e valorizzazione delle competenze professionali, promuovendo la formazione digitale degli infermieri, l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei servizi territoriali e lo sviluppo di sistemi di telemonitoraggio a supporto delle persone fragili e dei pazienti cronici.

LA CURA RESTA RIGOROSAMENTE UNA RESPONSABILITÀ UMANA

«Più cresce la capacità delle tecnologie di elaborare dati e informazioni, più aumenta il valore delle competenze che nessuna macchina potrà mai sostituire: la valutazione assistenziale, la relazione umana, l'empatia, l'educazione terapeutica, il sostegno alle famiglie e la presa in carico delle persone fragili. Il futuro non sarà una sanità con meno infermieri. Sarà una sanità con infermieri più autonomi, più preparati e ancora più centrali nei percorsi di cura. L'intelligenza artificiale può elaborare informazioni. La cura resta, e resterà sempre, una responsabilità profondamente umana», conclude De Palma.

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