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L’APPROFONDIMENTO DEL SINDACATO COSTRUITO INCROCIANDO STUDI SCIENTIFICI INTERNAZIONALI: DIABETE +58%, RISCHIO DEMENZA PIÙ CHE DOPPIO DOPO ALMENO 6 ANNI DI NOTTI IN UNA GRANDE COORTE INFERMIERISTICA. DISTURBI MUSCOLOSCHELETRICI PER L’87,8% DEGLI INFERMIERI EUROPEI ANALIZZATI. 

DE PALMA: «I TURNI SONO INDISPENSABILI, MA SENZA ORGANIZZAZIONE E RECUPERI ADEGUATI POSSONO DIVENTARE UN RISCHIO SEMPRE PIU’ ELEVATO. L’ITALIA RICONOSCA FINALMENTE LA NATURA USURANTE DELLA PROFESSIONE INFERMIERISTICA»

ROMA, 23 SETTEMBRE 2026 – Infermieri tra i professionisti maggiormente esposti a una combinazione di rischi occupazionali. Notti, alterazione del ritmo sonno-veglia, movimentazione dei pazienti, carichi biomeccanici e posture accompagnano una professione che deve garantire assistenza 24 ore su 24. Il punto non è mettere in discussione i turni, indispensabili negli ospedali: il problema nasce quando notti accumulate per anni, sonno insufficiente e recuperi inadeguati trasformano una necessità assistenziale in un rischio per la salute.

L’approfondimento  Nursing Up parte dai grandi studi scientifici internazionali. Il Danish Nurse Cohort, su 18.015 infermiere, rileva tra chi lavora di notte rispetto alle colleghe diurne un 26% in più di mortalità per tutte le cause e un 71% in più di mortalità cardiovascolare.

Il Nurses’ Health Study, che ha seguito 74.862 infermiere per 22 anni, rileva a sua volta, tra chi aveva accumulato almeno 15 anni di turni notturni rotativi, +11% di mortalità generale e +23% di mortalità cardiovascolare rispetto alle professioniste che non avevano svolto quei turni.

E non c’è soltanto il cuore. Un ulteriore studio del Danish Nurse Cohort, su 19.873 infermiere, associa il lavoro notturno a un 58% in più di incidenza del diabete rispetto al lavoro diurno. Nella stessa grande coorte, tra le infermiere con almeno sei anni di lavoro notturno, un altro studio rileva un’incidenza di demenza più che doppia rispetto alle colleghe con almeno sei anni di lavoro diurno.

Sul fronte oncologico, la IARC, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS, classifica il lavoro notturno nel Gruppo 2A, “probabilmente cancerogeno per l’uomo”, sulla base delle evidenze disponibili, comprese quelle relative all’alterazione dei ritmi circadiani.

E l’usura fisica non finisce con la notte. Una meta-analisi su 5.153 infermieri europei stima nell’87,8% la prevalenza complessiva dei disturbi muscoloscheletrici lavoro-correlati, con lombalgia al 61,4% e disturbi cervicali al 49,9%. L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala inoltre che fino al 72% degli infermieri soffre di lombalgia cronica aspecifica.

«I turni vanno fatti. Gli ospedali non possono fermarsi quando il resto del Paese dorme – afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale Nursing Up –. Ma questi numeri ci obbligano a porre una domanda: cosa accade all’organismo di un infermiere dopo dieci, venti o trent’anni di notti? Non chiediamo di cancellare i turni. Chiediamo che siano organizzati secondo criteri capaci di proteggere sonno, recupero e salute dei professionisti».

ORGANIZZARE MEGLIO I TURNI È PREVENZIONE

Il grande NEXT Study, condotto su 11.102 infermieri di otto Paesi europei, Italia compresa, ha evidenziato il rapporto tra organizzazione delle turnazioni, capacità lavorativa e salute. La normativa europea prevede inoltre almeno 11 ore consecutive di riposo ogni 24, specifici limiti al lavoro notturno e valutazioni periodiche della salute dei lavoratori notturni.

E uno studio condotto in cinque ospedali italiani, pubblicato su JAMA Network Open, dimostra quanto possa incidere persino la modalità di rotazione: gli infermieri sottoposti a rotazione inversa presentavano maggiore sonnolenza e peggiori livelli di attenzione rispetto alla rotazione in avanti; dopo il turno notturno, il 93,8% degli appartenenti al gruppo con rotazione inversa presentava livelli elevati di sonnolenza.

«Non conta soltanto quante notti si fanno, conta come vengono organizzate – sottolinea De Palma –. Sequenza dei turni, rotazioni, notti consecutive, riposi, recuperi, età del professionista e anni di esposizione devono diventare parte integrante della prevenzione. La scienza deve entrare nella costruzione dei turni».

ITALIA, QUASI DUE INFERMIERI NOTTURNISTI SU TRE CON INSONNIA

Il quadro internazionale troverebbe riscontro anche in Italia. Uno studio su 2.355 infermieri impegnati nei turni notturni ha rilevato una prevalenza dell’insonnia del 65,4%: 1.524 professionisti, quasi due su tre. (Qui manca fonte)

Anche i dati INAIL descrivono il peso fisico del lavoro sanitario: nel quinquennio 2020-2024, nell’assistenza sanitaria l’84,4% delle malattie professionali denunciate riguarda il sistema osteomuscolare e il tessuto connettivo.

IL PARADOSSO ITALIANO: INFERMIERI NON RICONOSCIUTI COME LAVORATORI USURANTI

Eppure la professione infermieristica in Italia non è riconosciuta in quanto tale dalla normativa come lavoro usurante. Esistono specifiche tutele per il lavoro notturno quando ricorrono i requisiti previsti dalla legge, ma questo non equivale al riconoscimento dell’usura complessiva della professione.

«Alla luce dell’esposizione cumulativa documentata dalla letteratura scientifica, Nursing Up rilancia la battaglia per il riconoscimento della professione infermieristica come lavoro usurante – incalza De Palma –. Notti, alterazione del sonno, movimentazione dei pazienti, carichi biomeccanici, posture e decenni di turnazione non possono essere considerati separatamente. È la loro somma lungo un’intera carriera che determina l’usura professionale. Se questi numeri non bastano ad aprire finalmente questa discussione, cos’altro dobbiamo aspettare?».

A margine rimane la salute psicologica. Una meta-analisi internazionale di 94 studi condotti in oltre 30 Paesi stima nel 30% la prevalenza globale del burnout tra gli infermieri, con un andamento crescente nel periodo analizzato.

«Per anni abbiamo parlato soprattutto di stress e burnout. È giusto continuare a farlo, ma dobbiamo guardare anche al corpo dell’infermiere – conclude De Palma –. Parliamo di professionisti che per decenni lavorano quando dovrebbero dormire, movimentano persone, restano ore in piedi e devono mantenere lucidità e responsabilità mentre il loro organismo chiede riposo. Il turno è necessario. L’usura evitabile no».

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