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contributo a medici e infermieri di confine nursind non fermera la fuga verso la svizzera

DE PALMA: «COMPLIMENTI! PRIMA LI MANDIAMO IN SVIZZERA, POI PRESENTIAMO LORO IL CONTO. GENIALE. TUTTO ITALIANO!»

ROMA, 23 APRILE 2026 – «La notizia del via libera agli incentivi economici per gli infermieri che lavorano nelle zone di confine della Lombardia non può che trovarci favorevoli in linea di principio, ma il metodo scelto per finanziarli lascia seri dubbi sulla lungimiranza delle scelte adottate». 

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del sindacato Nursing Up, commenta i provvedimenti che prevedono bonus fino a circa 500 euro lordi mensili per il personale delle ASST di frontiera, finanziati però attraverso la discussa "tassa sulla salute" a carico dei lavoratori frontalieri.

«È legittimo e comprensibile, da un lato, che la Regione cerchi di creare incentivi per trattenere i propri professionisti – prosegue De Palma –. Ma i dati del Dipartimento della Sanità del Canton Ticino e di realtà come l’ASST Sette Laghi parlano chiaro. La Svizzera e in particolare il già citato Canton Ticino continuano a essere “un’isola felice” a due passi da noi, dal momento che, guardando solo al settore sociosanitario, in terra elvetica si contano circa ben 4.300 frontalieri, e ben il 70% di questi sono italiani, per la stragrande maggioranza infermieri lombardi. Parliamo di un esercito di oltre 3.000 professionisti sanitari che ogni giorno sceglie la Svizzera, attratto da stipendi che possono toccare anche i 7.000 euro al mese, cifre superiori del 250% rispetto a quelle italiane».

Per il Nursing Up, tuttavia, la strategia di finanziare questi bonus applicando un prelievo tra il 3% e il 6% sul reddito dei colleghi "vecchi frontalieri", come previsto dalla Legge di Bilancio 2024 e dalle recenti delibere del Consiglio Regionale della Lombardia, rappresenta un paradosso davvero discutibile. 

«Tassare professionisti che esercitano legittimamente il diritto al lavoro all'estero per trovarne le risorse da dare a chi resta non è una soluzione di sistema, ma “una guerra tra poveri” che non risolve il problema alla radice. 

Già all'epoca del provvedimento nazionale ci dichiarammo fortemente contrari: non si rimedia alla carenza di 10.000 infermieri in Lombardia (dato ampiamente documentato confermato anche dagli stessi vertici istituzionali locali, che evidenziano come siamo di fronte alla peggiore voragine di professionisti tra le regioni italiane ) mettendo le mani nelle tasche di altri infermieri».

Il sindacato sottolinea come l’emorragia sia ormai strutturale: i monitoraggi di ordini professionali (OPI) quali Varese e Como confermano che la sola provincia di Varese perde mediamente 20 infermieri al mese, con oltre 350 fughe certificate negli ultimi tre anni. «Per tutta risposta – incalza De Palma – da anni l’Assessore Bertolaso propone soluzioni da “moderno Marco Polo”.

cercando rinforzi prima in Sudamerica e poi ora addirittura in Uzbekistan. 

Ma la realtà è che nel 2024 la sanità lombarda ha perso oltre 3.500 professionisti e solo una minima parte è uscita per pensionamento».

«Ben vengano gli incentivi per frenare le fughe, ma le soluzioni non possono certo essere “i gabelli” ai danni dei colleghi frontalieri. La Lombardia, prima regione d’Italia per carenza di personale, deve capire che la vicina Svizzera continuerà ad alzare la posta. La sanità si salva solo con investimenti strutturali e una valorizzazione economica dignitosa per tutti, non con tasse etichettate come "contributi di salute" che servono solo a coprire i buchi di una programmazione che fa acqua da troppi anni», conclude il Presidente del Nursing Up.

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