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Saccomanno, Onesti e Vivaldi (DIRETTIVO AISI) intervengono sul dibattito relativo all’Indennità di Vacanza Contrattuale prevista dal recente Decreto Lavoro: «Non servono contrapposizioni. La tutela del potere d’acquisto dei lavoratori e la tenuta economica delle strutture sanitarie e sociosanitarie devono procedere insieme. L’Europa insegna che la qualità dell’assistenza passa dalla valorizzazione delle competenze e dalla stabilità del sistema»

ROMA, 20 GIUGNO 2026 – Il recente e discusso emendamento presentato nell’ambito del Decreto Lavoro che potrebbe escludere i dipendenti della sanità privata e del comparto sociosanitario dal riconoscimento dell’Indennità di Vacanza Contrattuale (IVC) ha riacceso il dibattito sul futuro di un settore che coinvolge oltre 300.000 professionisti tra infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici sanitari, professionisti della riabilitazione, personale amministrativo e altre figure impegnate quotidianamente nell’assistenza ai cittadini.

AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti – non entra nel merito delle dinamiche parlamentari né delle posizioni delle organizzazioni sindacali, ma ritiene necessario richiamare l’attenzione sulla necessità di individuare soluzioni equilibrate che sappiano tenere insieme la tutela dei professionisti, la sostenibilità delle strutture e la qualità dell’assistenza.

NON ESISTONO STRUTTURE FORTI SENZA PROFESSIONISTI VALORIZZATI

«Il primo patrimonio della sanità privata e sociosanitaria è rappresentato dalle persone», dichiara Karin Saccomanno, presidente di AISI. «Ogni giorno migliaia di professionisti garantiscono cure, assistenza, riabilitazione e presa in carico dei cittadini all’interno di ospedali, poliambulatori, centri diagnostici, strutture riabilitative e RSA. Per questo motivo ogni riflessione che riguarda il lavoro sanitario deve partire dal riconoscimento del loro valore professionale e umano».

Secondo Saccomanno, il dibattito sull’Indennità di Vacanza Contrattuale richiama una questione più ampia. «Negli ultimi anni l’inflazione ha inciso sul potere d’acquisto delle famiglie e dei lavoratori, mentre il settore sanitario ha dovuto affrontare contemporaneamente l’aumento dei costi energetici, tecnologici, assicurativi e organizzativi. È necessario trovare punti di equilibrio che consentano di tutelare il lavoro senza compromettere la capacità delle strutture di continuare a investire in qualità, innovazione e servizi».

UN COMPARTO CHE CONTRIBUISCE ALLA TENUTA DEL SISTEMA SANITARIO

Per Giovanni Onesti, direttore generale di AISI, il confronto non può prescindere dal ruolo che la sanità privata accreditata svolge all’interno del sistema sanitario italiano.

«La sanità privata non è un comparto marginale. È una componente integrata del sistema assistenziale nazionale e contribuisce ogni giorno alla risposta ai bisogni di salute dei cittadini. Dalla diagnostica alla specialistica, dalla riabilitazione all’assistenza sociosanitaria, fino alla presa in carico delle persone anziane e fragili, il settore svolge una funzione essenziale e complementare rispetto all’offerta pubblica».

Onesti ricorda che la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie italiane ha ormai superato i 41,3 miliardi di euro annui, un dato che evidenzia quanto la domanda di salute continui a crescere.

«Le strutture sanitarie private e sociosanitarie sono chiamate a investire continuamente in tecnologie, formazione, sicurezza, qualità organizzativa e personale. Per questo ogni intervento che riguarda il costo del lavoro dovrebbe essere accompagnato da una visione complessiva capace di garantire equilibrio tra diritti dei lavoratori, sostenibilità gestionale e continuità dei servizi erogati ai cittadini. La sostenibilità passa anche attraverso un aggiornamento coerente dei meccanismi di remunerazione delle prestazioni e una programmazione che tenga conto dei costi reali sostenuti dalle strutture».

L’INDENNITÀ DI VACANZA CONTRATTUALE NON È SOLO UNA QUESTIONE TECNICA

Secondo AISI, il tema dell’IVC non può essere letto esclusivamente come una questione amministrativa o contabile.

L’istituto nasce infatti per attenuare gli effetti dell’inflazione durante i periodi di mancato rinnovo contrattuale e rappresenta uno strumento che mira a preservare il potere d’acquisto dei lavoratori. Allo stesso tempo, qualsiasi intervento in materia deve tenere conto della sostenibilità economica delle organizzazioni che operano nel settore sanitario e sociosanitario.

«La sfida è evitare contrapposizioni che non aiutano nessuno», osserva Onesti. «Lavoratori e strutture condividono lo stesso obiettivo: garantire servizi efficienti, sicuri e di qualità. È nell’interesse di tutti trovare soluzioni sostenibili e durature».

L’EUROPA INVESTE SULL’INTEGRAZIONE E SUL CAPITALE UMANO

Per Fabio Vivaldi, segretario generale di AISI, il confronto con gli altri Paesi europei offre indicazioni importanti.

«I sistemi sanitari europei sono diversi tra loro, ma esiste un elemento comune: la crescente integrazione tra pubblico e privato nella gestione dei servizi sanitari. In Francia il settore privato convenzionato rappresenta una componente storica dell’offerta ospedaliera; in Germania gli operatori privati gestiscono una quota significativa delle strutture ospedaliere; in Spagna i modelli regionali vedono una collaborazione sempre più stretta tra soggetti pubblici e privati per rispondere alla domanda di assistenza».

Secondo Vivaldi, la vera sfida che accomuna tutta l’Europa riguarda la capacità di rendere attrattive le professioni sanitarie.

«L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e la crescente richiesta di assistenza stanno spingendo tutti i Paesi europei a investire sul capitale umano. La qualità dell’assistenza dipende innanzitutto dalle competenze, dalla formazione e dalla valorizzazione dei professionisti. Nessun Paese europeo sta affrontando le difficoltà del settore rendendo meno attrattive le professioni sanitarie o indebolendo il capitale umano che rappresenta il vero motore dei sistemi di cura».

SERVE UN CONFRONTO DI SISTEMA

AISI auspica che il confronto sul Decreto Lavoro possa svilupparsi attraverso un approccio pragmatico, istituzionale e orientato alle soluzioni.

«Non spetta a noi entrare nel merito delle scelte parlamentari», concludono Saccomanno, Onesti e Vivaldi. «Riteniamo però che qualsiasi decisione che riguarda il lavoro sanitario debba essere valutata considerando contemporaneamente la tutela dei professionisti, la sostenibilità delle strutture e il diritto dei cittadini a ricevere servizi efficienti e di qualità. La sanità privata e sociosanitaria accreditata rappresenta una risorsa strategica per il Paese e ha bisogno di regole stabili, programmazione e investimenti sul capitale umano. Per questo auspichiamo un confronto costruttivo tra istituzioni, imprese, professionisti e rappresentanze del settore, finalizzato a individuare soluzioni equilibrate e sostenibili. Professionisti valorizzati, strutture sostenibili e assistenza di qualità non sono obiettivi alternativi: sono le condizioni indispensabili per garantire il futuro della sanità italiana ed europea.»

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