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Il tumore del colon-retto sta assumendo un profilo sempre più preoccupante nelle fasce di età più giovani. Negli Stati Uniti, nel 2023, è diventato la prima causa di morte oncologica nelle persone sotto i 50 anni, superando neoplasie storicamente più frequenti come quelle del polmone e della mammella. Un dato che segna un cambio di paradigma nell’epidemiologia oncologica e che impone una riflessione anche in Europa e in Italia, dove l’impatto della malattia resta elevato.

I risultati emergono da un’analisi basata sui dati del National Center for Health Statistics e pubblicata su JAMA, che documenta una dinamica divergente: mentre la mortalità per molte neoplasie diminuisce, quella per il colon-retto cresce nelle età più giovani.

Il quadro negli Stati Uniti: una tendenza in controtendenza

Tra il 1990 e il 2023, negli Stati Uniti sono decedute per cancro prima dei 50 anni oltre 1,26 milioni di persone. Nello stesso periodo, il tasso di mortalità oncologica complessiva sotto i 50 anni si è ridotto del 44%, passando da 25,5 a 14,2 per 100.000 abitanti. Il calo ha riguardato in modo significativo i tumori del polmone, della mammella, le leucemie e le neoplasie cerebrali.

In questo contesto di miglioramento generale, il tumore del colon-retto rappresenta un’eccezione. Dal 2005 la mortalità per questa neoplasia è aumentata in media dell’1,1% annuo nelle persone più giovani, fino a raggiungere nel 2023 il primo posto per mortalità oncologica sotto i 50 anni, considerando uomini e donne insieme. Un dato che segnala la presenza di fattori di rischio emergenti e di diagnosi spesso tardive.

Diagnosi tardive e screening insufficiente nei giovani

Uno degli elementi più critici riguarda la fase di diagnosi. Una quota rilevante dei casi di tumore del colon-retto a esordio precoce viene identificata in stadi avanzati, quando le possibilità di trattamento efficace sono più limitate. Negli Stati Uniti, lo screening nella popolazione a rischio medio è raccomandato a partire dai 45 anni, ma la copertura nella fascia 45–49 anni nel 2023 si è fermata a circa un terzo della popolazione.

Questo ritardo nell’adesione allo screening contribuisce ad aumentare la mortalità e rafforza la necessità di una maggiore consapevolezza dei sintomi iniziali, spesso sottovalutati nelle persone giovani.

La situazione in Italia: incidenza elevata ma sopravvivenza in miglioramento

In Italia il tumore del colon-retto resta una delle neoplasie più frequenti. Secondo I numeri del cancro in Italia 2025, nel 2024 sono stimate 48.706 nuove diagnosi, di cui 27.473 negli uomini e 21.233 nelle donne. È la terza neoplasia più diagnosticata negli uomini e la seconda nelle donne.

La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è pari al 65% negli uomini e al 66% nelle donne, un dato che riflette i progressi nelle terapie e nella diagnosi precoce. Le persone viventi in Italia dopo una diagnosi di tumore del colon-retto sono circa 442.600, a testimonianza di un’ampia popolazione che necessita di follow-up e assistenza continuativa.

Dalla lesione benigna al tumore del colon-retto: un processo lungo ma prevenibile

Dalla lesione benigna al tumore del colon-retto: un processo lungo ma prevenibile

Il tumore del colon-retto origina spesso dalla trasformazione progressiva di polipi o lesioni benigne della mucosa intestinale, un processo che può richiedere molti anni. Questa caratteristica rende la neoplasia particolarmente adatta alla prevenzione, perché l’individuazione e la rimozione precoce delle lesioni possono interrompere l’evoluzione verso forme maligne.

È proprio su questo meccanismo che si basano i programmi di screening e l’importanza della colonscopia come esame diagnostico e, allo stesso tempo, terapeutico.

Fattori di rischio: stili di vita e condizioni predisponenti

I principali fattori di rischio riconosciuti includono consumo elevato di carni rosse e insaccati, alimentazione ricca di farine e zuccheri raffinati, sovrappeso, sedentarietà, fumo ed eccesso di alcol. A questi si aggiungono condizioni cliniche specifiche come la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa, oltre a forme di suscettibilità ereditaria, tra cui la poliposi adenomatosa familiare e la sindrome di Lynch.

La combinazione di fattori ambientali e genetici contribuisce a spiegare l’aumento dei casi a esordio precoce osservato negli ultimi anni.

Screening in Italia: cosa prevede il Servizio sanitario nazionale

In Italia i programmi di screening per il tumore del colon-retto sono organizzati dal Servizio sanitario nazionale e prevedono l’invito attivo della popolazione target. Il test di primo livello è la ricerca del sangue occulto nelle feci, effettuata ogni due anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni, con estensione fino ai 74 anni in alcune Regioni.

In caso di positività, il percorso prevede l’esecuzione di una colonscopia, che consente non solo la diagnosi ma anche la rimozione dei polipi durante la stessa procedura. Successivamente vengono definiti controlli personalizzati sulla base delle caratteristiche istologiche delle lesioni.

Visite specialistiche, sintomi e diagnosi precoce

Accanto allo screening, restano centrali le visite specialistiche in presenza di sintomi sospetti. Segnali come sanguinamento rettale, cambiamenti persistenti dell’alvo, dolore addominale, anemia o perdita di peso non intenzionale non dovrebbero essere ignorati, soprattutto se persistenti.

La prevenzione primaria si fonda sulla modifica degli stili di vita e sulla riduzione dei fattori di rischio, mentre la prevenzione secondaria mira a intercettare la malattia nelle fasi iniziali, quando le possibilità di cura sono maggiori e l’impatto sulla qualità della vita è ridotto.

Un allarme che riguarda anche i giovani

I dati statunitensi rappresentano un segnale di allarme anche per l’Europa. L’aumento della mortalità sotto i 50 anni suggerisce che il tumore del colon-retto non può più essere considerato una patologia esclusiva dell’età avanzata. Una maggiore attenzione ai sintomi, una riflessione sull’età di avvio dello screening e politiche di prevenzione mirate diventano elementi chiave per invertire la tendenza.

Prevenzione e consapevolezza come priorità

Il tumore del colon-retto è una neoplasia in larga parte prevenibile e curabile se diagnosticata precocemente. Rafforzare la partecipazione ai programmi di screening, promuovere stili di vita sani e migliorare l’informazione sui segnali di allarme rappresentano strumenti fondamentali per ridurre incidenza e mortalità, soprattutto nelle generazioni più giovani.

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