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La prevenzione del tumore ovarico può cominciare dalle tube di Falloppio. Le nuove evidenze scientifiche rafforzano infatti l'ipotesi che la salpingectomia bilaterale opportunistica, cioè la rimozione delle tube durante un intervento ginecologico già indicato per altre ragioni, possa ridurre in maniera significativa il rischio di sviluppare alcune delle forme più aggressive della malattia.

Perché il tumore ovarico può avere origine nelle tube

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La definizione di “tumore ovarico” può essere fuorviante. Negli ultimi anni la ricerca ha infatti mostrato che molti carcinomi sierosi di alto grado, che rappresentano circa il 70% dei carcinomi ovarici, possono originare nell'estremità delle tube di Falloppio e successivamente coinvolgere l'ovaio.

Da questa acquisizione nasce la salpingectomia bilaterale opportunistica: l'asportazione di entrambe le tube mantenendo le ovaie, effettuata quando una donna che ha concluso il proprio progetto riproduttivo deve già sottoporsi, per esempio, a un'isterectomia per patologia benigna oppure sceglie una procedura di contraccezione permanente.

Non significa quindi sottoporre indiscriminatamente donne sane a un intervento chirurgico esclusivamente preventivo, ma valutare la rimozione delle tube quando esiste già un'indicazione operatoria.

Lo studio: rischio della forma sierosa inferiore del 78%

Un importante studio pubblicato nel febbraio 2026 su JAMA Network Open ha analizzato 85.823 persone operate nella British Columbia tra il 2008 e il 2020. Di queste, 40.527 erano state sottoposte alla rimozione di entrambe le tube con conservazione delle ovaie, mentre 45.296 avevano effettuato un'isterectomia senza salpingectomia oppure una legatura tubarica.

Per i carcinomi sierosi, l'hazard ratio osservato è risultato pari a 0,22, dato corrispondente a una riduzione relativa del rischio di circa il 78%.

Un altro elemento riguarda la tipologia dei tumori comparsi successivamente: tra i 26 carcinomi ovarici osservati nelle persone sottoposte a salpingectomia, soltanto 6, pari al 23,1%, erano sierosi di alto grado, contro una distribuzione storica di riferimento nella quale questa forma rappresentava il 68,1%.

La rimozione delle tube, dunque, non azzera il rischio di tumore ovarico, ma potrebbe interrompere uno dei principali percorsi biologici attraverso i quali si sviluppa la sua variante più aggressiva.

Il 78% non significa evitare otto tumori su dieci

Il risultato deve essere interpretato correttamente. Si tratta di uno studio osservazionale e non randomizzato e il numero complessivo degli eventi oncologici registrati è relativamente basso.

Anche il periodo di osservazione richiede cautela: il follow-up mediano è stato di 4,72 anni nel gruppo sottoposto a salpingectomia e di 8,45 anni nel gruppo di confronto. Molte partecipanti, inoltre, non avevano ancora raggiunto l'età nella quale l'incidenza del carcinoma ovarico raggiunge i livelli più elevati.

Il dato del 78% rappresenta quindi una riduzione relativa del rischio osservata nello studio, non la certezza che la procedura impedisca otto tumori ovarici su dieci in qualsiasi donna.

Una seconda ricerca su quasi 197mila persone

A rafforzare l'ipotesi preventiva è arrivata un'altra ampia analisi canadese pubblicata nel luglio 2026 sul Journal of the National Cancer Institute.

Lo studio, condotto su 196.839 persone, ha associato la salpingectomia a una riduzione del rischio del 40% per l'insieme dei carcinomi ovarici epiteliali e del 53% per i carcinomi sierosi.

Le percentuali sono inferiori rispetto al primo studio, ma indicano nella stessa direzione: eliminare le tube durante un intervento già necessario potrebbe offrire una protezione significativa contro alcune forme di carcinoma tubo-ovarico.

Conservare le ovaie evita la menopausa chirurgica

Uno degli aspetti più importanti della strategia riguarda la possibilità di mantenere le ovaie. Prima della menopausa queste continuano infatti a produrre ormoni e la loro rimozione determina una menopausa chirurgica.

La salpingectomia elimina invece le tube senza asportare le ovaie. L'intervento impedisce una futura gravidanza spontanea, ma non determina di per sé l'interruzione della funzione ormonale ovarica.

È proprio questo uno dei punti di forza della procedura: perseguire un possibile beneficio preventivo senza ricorrere, quando non indicato, all'asportazione delle ovaie.

Il consenso europeo: procedura sicura, ma servono dati a lungo termine

Nel 2026 un consenso della European Society of Gynaecological Oncology, elaborato dopo l'analisi di 129 studi rilevanti, ha concluso che la salpingectomia opportunistica è associata a un rischio inferiore di carcinoma tubo-ovarico, appare sicura e non evidenzia conseguenze negative a breve termine sulla funzione ovarica.

Rimane però necessario acquisire dati su periodi molto più lunghi per verificare sia la durata dell'effetto protettivo sia l'eventuale comparsa di conseguenze tardive.

BRCA1 e BRCA2: il rischio ereditario richiede un percorso diverso

La prevenzione nelle donne a rischio medio non deve essere confusa con quella destinata alle persone portatrici di varianti patogene dei geni BRCA1 o BRCA2, associate a un rischio ereditario molto più elevato di sviluppare carcinoma ovarico e mammario.

In queste pazienti la sola rimozione delle tube non può essere considerata automaticamente equivalente alla strategia preventiva che comprende anche l'asportazione delle ovaie. La scelta deve essere valutata all'interno di uno specifico percorso specialistico basato sul rischio individuale.

Perché la prevenzione chirurgica assume particolare importanza

Il carcinoma ovarico presenta ancora un problema fondamentale: nelle donne asintomatiche a rischio medio CA-125 ed ecografia transvaginale non hanno dimostrato, utilizzati come screening della popolazione generale, di ridurre la mortalità.

La prevenzione ginecologica a tutte e le età, quindi, non passa necessariamente attraverso l'introduzione di un nuovo test. In alcune donne può nascere dalla valutazione effettuata prima di un intervento ginecologico già programmato.

Il colloquio tra paziente e specialista permette di considerare età, desiderio riproduttivo, rischio oncologico individuale, tipo di intervento previsto, possibili benefici e limiti delle evidenze disponibili.

La salpingectomia opportunistica non deve trasformarsi in un automatismo chirurgico. Le nuove evidenze indicano però una possibilità concreta: utilizzare meglio un intervento già necessario per ridurre, nelle donne appropriate, il rischio futuro di una delle neoplasie ginecologiche più difficili da prevenire e diagnosticare precocemente.

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