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Ashwagandha, rodiola, Bacopa e L-teanina al centro degli studi su stress, funzioni cognitive e risposta dell’organismo. Roberto Feroli, CEO di TuttoBene TV e Project Manager di Salute.it: «Il naturale non deve diventare una scorciatoia o una moda. La sfida è capire quali sostanze possano avere effetti reali, distinguendo le evidenze scientifiche dalle promesse commerciali»

ROMA, 8 SETTEMBRE 2026 – Stress prolungato, stanchezza mentale, difficoltà di concentrazione e alterazioni del sonno. In una società caratterizzata da carichi cognitivi crescenti e continua esposizione agli stimoli, aumenta l’interesse della ricerca per nootropici naturali e adattogeni, sostanze studiate per i possibili effetti sulle funzioni cognitive e sulla capacità dell’organismo di rispondere allo stress.

Al centro c’è anche il cortisolo, ormone fondamentale nella risposta fisiologica allo stress e coinvolto nella regolazione del metabolismo, della pressione, della risposta immunitaria e del ciclo sonno-veglia. Non è quindi un “nemico” da eliminare: la ricerca punta piuttosto a comprendere come modulare gli effetti di uno stress persistente sull’organismo.

Il fenomeno riguarda milioni di persone. Secondo OSH Pulse 2025 di EU-OSHA, il 29% dei lavoratori dell’Unione europea riferisce stress, depressione o ansia causati o aggravati dal lavoro e il 37% affaticamento generale. In Italia, su 1.015 lavoratori intervistati, stress, depressione o ansia riguardano ugualmente il 29%, mentre l’affaticamento sale al 39% e il 40% dichiara di essere esposto a forte pressione temporale o sovraccarico di lavoro.

«Lo stress non può essere affrontato pensando semplicemente di abbassare il cortisolo», sottolinea Roberto Feroli, CEO di TuttoBene TV e Project Manager di Salute.it. «Parliamo di un ormone indispensabile e di un sofisticato sistema di adattamento. L’aspetto interessante è capire se alcune molecole naturali possano contribuire, in condizioni specifiche, a sostenere la risposta dell’organismo e il suo recupero».

DALL’ASHWAGANDHA ALLA RODIOLA: LE ANTICHE PIANTE ALLA PROVA DELLA SCIENZA

Tra le sostanze più studiate c’è la Withania somnifera, o ashwagandha, utilizzata da secoli nella tradizione ayurvedica. Una meta-analisi pubblicata nel 2026, che ha preso in esame 22 studi randomizzati per complessivi 1.391 adulti, ha rilevato risultati significativi sulla riduzione di stress, ansia e sintomi depressivi, pur sottolineando la necessità di ulteriori trial di elevata qualità.

Una seconda revisione sistematica del 2026 ha analizzato 24 studi clinici, 19 sull’ashwagandha e cinque sulla Rhodiola rosea, con interventi da tre a sedici settimane. I risultati indicano possibili benefici su stress, ansia, sonno, funzioni cognitive e alcuni parametri ormonali. I meccanismi studiati coinvolgono non soltanto l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, centrale nella risposta allo stress, ma anche neurotrasmissione e vie immunitarie e ormonali.

È qui che emerge il tema degli immunomodulanti naturali: stress, sistema nervoso, ormoni e sistema immunitario sono strettamente collegati e alcuni composti vegetali vengono studiati per la capacità di influenzare specifici meccanismi della risposta immunitaria. Immunomodulare, però, non significa genericamente “aumentare le difese”, ma intervenire su processi biologici complessi che richiedono ancora ricerca e conferme cliniche.

BACOPA E L-TEANINA: NON TUTTE LE MOLECOLE AGISCONO ALLO STESSO MODO

Anche la Bacopa monnieri, altra pianta della tradizione ayurvedica, viene studiata soprattutto per memoria, apprendimento e attenzione, mentre alcuni piccoli studi hanno esplorato anche una possibile azione sulla risposta allo stress.

Differente il caso della L-teanina, aminoacido naturalmente presente soprattutto nel tè. Gli studi ne stanno valutando gli effetti su rilassamento, stress e performance cognitive, ma i risultati ricordano quanto sia necessario evitare generalizzazioni: migliorare alcuni parametri legati allo stress non significa necessariamente ridurre il cortisolo.

È anche questa la differenza tra due termini spesso sovrapposti: i nootropici vengono studiati principalmente in relazione alle funzioni cognitive, mentre gli adattogeni per la possibile capacità di sostenere l’adattamento dell’organismo allo stress.

FEROLI: «NATURALE NON SIGNIFICA AUTOMATICAMENTE SICURO»

«Stiamo riscoprendo sostanze utilizzate da secoli attraverso strumenti di ricerca completamente nuovi», osserva Feroli. «È un incontro affascinante tra conoscenze antiche e scienza moderna, ma naturale non significa automaticamente efficace e neppure automaticamente sicuro. Estratti, concentrazioni e dosaggi possono essere diversi e possono esistere controindicazioni o interazioni con farmaci».

La stessa letteratura scientifica evidenzia infatti limiti ancora importanti: campioni talvolta ridotti, durata breve di alcuni studi, differenti formulazioni e dosaggi e necessità di maggiori dati sulla sicurezza a lungo termine.

«La prospettiva più interessante non è trovare una pillola naturale capace di cancellare lo stress», conclude Roberto Feroli. «È integrare ricerca e prevenzione con sonno, alimentazione, attività fisica e corretti stili di vita. Nootropici e adattogeni rappresentano un campo di ricerca in forte evoluzione: dobbiamo raccontarne le potenzialità senza trasformarle in promesse miracolose».

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